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Vittime di una guerra asimmetrica

Vittime di una guerra asimmetrica

Stamane tutto Israele idealmente partecipa ai funerali dei tre ragazzi rinvenuti ieri: Eyal Yifrach, Naftali Frankel e Gilad Shaer, rispettivamente di 19 il primo e 16 anni gli altri due. I loro corpi sono stati ritrovati in una fossa poco profonda, scavata in un wadi, il letto di un torrente, tra i villaggi di Beit Khalil e Halhul presso la città di Hebron, la regione in cui erano stati rapiti il 12 giugno mentre, percorrendo la strada per Betlemme, tornavano a casa dalla loro scuola rabbinica e dove per 18 giorni si sono concentrate le indagini, con un impiego massiccio di mezzi: ben 2500 uomini che hanno effettuato rastrellamenti e centinaia di arresti, soprattutto di attivisti di Hamas. Israele è commossa e stravolta. L’ultimo ad essere stato rapito fu il giovane militare Gilad Shalit, liberato pochi mesi fa dopo ben 5 anni di prigionia. Ci si aspettava una fine analoga, magari più breve. Forse è questo che ha causato l’ondata di indignazione e di favore per un intervento militare, quello in Cisgiordania e a Gaza, che si sta protraendo in queste stesse ore, ovvero l’operazione “Brothers Keeper”, che ha causato alcune vittime tra i civili palestinesi. Questa notte, infine,  l’esercito ha fatto irruzione nell’abitazione della famiglia di Marwan Kawasmeh, 29 anni, insieme ad Amar Abu-Eisha sospettato di essere l’autore del rapimento. Entrambi sono membri di Hamas, come confermato anche dal movimento islamista. Questa mattina l’aviazione israeliana ha colpito 34 obiettivi nella Striscia di Gaza in risposta al continuo lancio di razzi dall’enclave palestinese.

Quella di oggi ci appare come una risposta motivata innanzi tutto dalla natura totalmente asimmetrica della situazione di attuale conflitto tra Israele e Palestina. Nella regione non si scontrano due eserciti, ma il terrorismo e uno Stato. Tutto accade per destabilizzare una regione che – con l’evoluzione della situazione in Iraq e Siria – di tutto ha bisogno tranne che di ulteriore tensione. Ma è questo lo scopo del terrorismo, non invadere, non conquistare, quello lo fanno le milizie regolari. Il terrorismo vince quando cambia le abitudini, instilla paura nei cuori, paranoia. L’alba del XXI secolo è caratterizzato da decine di conflitti fatti da bande di predoni nei mari indiani e africani, di gruppi di terroristi nascosti tra le montagne o nelle abitazioni a noi più vicine.

Ci troviamo in una condizione strana che ha cambiato il modo di concepire la sicurezza: droni, satelliti e intelligence spesso sono più efficaci di una portaerei. Perché? Perché ormai nel mondo globalizzato, in cui una minoranza belligerante si muove e si adatta su un territorio sterminato comprende tutto il cosiddetto Medio Oriente e che da lì si allarga e si mimetizza tanto in Asia quanto in Europa, tutti sono drammaticamente dei bersagli. Lo sono tanto i giovanissimi israeliani che oggi piangiamo, quanto i giovanissimi palestinesi costretti nella loro vita mutilata da muri e check point.

Israele e Palestina hanno diritto alla sicurezza e all’integrità reciproca dei propri confini. E’ tutto in questo riconoscimento reciproco che si muove il dramma di questi novelli Esaù e Giacobbe che si scontrano per ottenere una primogenitura che ormai hanno dilapidato da anni: la pace. Ecco dunque che l’iniziativa del Papa sebbene strettamente religiosa, abbia un portato politico molto alto. Insieme, a pregare per un bene prezioso e fragile come la pace. Chi crede si può appellare a Dio, magari chiamandolo addirittura “Padre”, chi non crede potrebbe cominciare ad appellarsi alla “Pace”, chiamandola “Madre”, e cominciare a comportarsi di conseguenza: come fratelli.

Scritto da Lucandrea Massaro

Lucandrea Massaro

Classe 1980, studi in Storia e Scienze delle Religioni a Roma Tre. Giornalista professionista dal 2010, ha collaborato con Radio Rai per diversi anni. Democratico e maggioritarista ha collaborato col Comitato referendario contro il Porcellum. Ha scritto di politica su: Europa, Gazebos, Qdr e Ateniesi. Sogna un bipartitismo all’americana anche per l’Italia.