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Verso il futuro del Servizio Civile

Verso il futuro del Servizio Civile

I temi fondamentali per chi vuole darsi da fare per il bene comune di un paese (da inserire quindi nella categoria patrioti) sono numerosi. Ma l’impegno che si mette a disposizione per la collettività il proprio tempo e il proprio lavoro è uno dei più importanti.

Il servizio civile è questo: scegliere volontariamente di offrire ai propri concittadini una buona parte di sé stessi.

In Italia il servizio civile è cresciuto sfruttando l’onda di entusiasmo di molti giovani e delle loro famiglie dopo la decisione, che risale alla fine degli anni ’90, di abolire il servizio di leva militare obbligatoria.

Si è trattato di una vera e propria rivoluzione sociale seppur quasi silenziosa. Sono stati centinaia di migliaia i giovani che hanno voluto confermare la scelta di dedicare alla collettività un anno per prestare il proprio servizio nei campi più disparati e fare del volontariato un fattore di formazione o magari anche solo per concedersi un’esperienza di “rottura”.

Si è quindi capito che non è venuto meno, con la scomparsa della leva, il desiderio delle giovani generazioni di “servire” la collettività. Non si è perso, come invece paventano in molti, l’identità dell’essere cittadino. Un segnale tutto positivo che né la politica, né le istituzioni, con importanti eccezioni, hanno saputo valorizzare, ma neanche “raccontare” e “descrivere” con un’efficace comunicazione. A parte alcune campagne azzeccate e i ragazzi che sfilano alla parate ai Fori imperiali per la festa della Repubblica,  pochino.

Se solo i media, non solo i tradizionali,  si accorgessero di questo mondo ne uscirebbe una bella fotografia. Si prenda il settore della Protezione civile: siamo già a due generazioni di funzionari e di volontari “formati” che provengono dall’esperienza di servizio civile.

Ora il futuro. Sono apparse rassicuranti le dichiarazioni di Matteo Renzi sulla riforma del Terzo settore, che lui ha ribattezzato “Primo” per l’importanza strategica che riveste. Fin dalle primarie del 2012 il Premier ha messo lo sviluppo del servizio civile tra le sue priorità. Ha lanciato anche una consultazione generale sul tema con il sistema delle mail già sperimentate per la riforma della pubblica amministrazione.

Si pensa ad un servizio civile rinforzato, dalle prospettive “universali”. 8 mesi prorogabili di altri 4 , quindi un anno della propria vita in cui ci si impegna seriamente. Con diversi incentivi. Crediti formativi universitari, possibilità di tirocini nelle stesse università o in aziende, riconoscimento delle competenza acquisite nel servizio. Poi la  “stipula di accordi di Regioni e Province autonome con le Associazioni di categorie degli imprenditori, associazioni delle cooperative e del terzo settore per facilitare l’ingresso sul mercato del lavoro dei volontari, la realizzazione di tirocini o di corsi di formazione”. Infine, ci potrà essere la “possibilità di un periodo di servizio in uno dei Paesi dell’Unione Europea in regime di reciprocità”.

Ad ogni modo sono due gli obiettivi da perseguire nell’ottica di una riforma strutturale. Il primo sta nella consapevolezza dei giovani cittadini. E parliamo di comunicazione. Di “racconto” di quanto può essere positivo e “istruttivo” un anno dedicato ai propri concittadini. Una scelta interessante e affascinante.

Poi il servizio civile deve diventare qualcosa di ancora più utile al nostro paese. Come formazione professionale ma non solo. Soprattutto in termini di incentivo alla sempre maggiore crescita del settore. Può essere un architrave su cui fondare esperienze significative di associazioni, onlus e altre realtà. Esperienze che devono essere più solide e forti e non dover sempre rischiare di chiudere. Allora venga l'”utilizzo” sempre più massiccio di giovani di servizio civile. E’ necessario un forte sostegno a tutto questo da parte del Governo e del Parlamento. Rafforzando la struttura interna a Palazzo Chigi che deve però vedere la consulenza e l’accompagnamento anche delle forze politiche di opposizione e della società. Per camminare, tutti, nella stessa direzione.

 

Scritto da Gianluca Garro

Gianluca Garro

Classe 78. Giornalista. Addetto stampa al Dipartimento della Protezione civile. Alle prese con emergenze piccole e grandi. Prima ancora a Palazzo Chigi con Romano Prodi, che giustamente lo prende spesso in giro. La comunicazione in specie quella politica e istituzionale nella mente, tutti i giorni.