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Una semplice domanda a Matteo Salvini e Giorgia Meloni

Una semplice domanda a Matteo Salvini e Giorgia Meloni

Sabato 18 Ottobre. Un giorno qualunque nella storia del Bel Paese. Certamente non il 2 giugno, Festa della Repubblica. Eppure in Italia, sono successi fatti simbolici di qualche rilevanza politica che, di riflesso o apertamente, richiamano il tema della patria. Una parola oggi contesa tra diverse visioni politiche. Si sono svolte due manifestazioni di piazza: una, a Milano, promossa dalla Lega Nord, a cui ha preso parte anche Casapound, e l’altra, in Calabria, promossa da FDI-AN. Ambedue le manifestazioni avevano come obiettivo o come si suole dire una medesima piattaforma politica: inveire contro il governo propagando Mare Nostrum come l’operazione che favorisce un’invasione che così infetterebbe l’identità della patria. Pertanto, i promotori pensano di attivare la forza della reazione, per “conservare” l’identità della nazione. Secondo loro lo imporrebbe l’imperativo di difesa della patria contro i nuovi “usurpatori” e contro un governo complice che gli offre un servizio nave-taxi per venire togliere diritti al popolo italiano. Una sorta di inno al masochismo! Così pare essere l’intendimento di questi nuovi paladini della difesa del popolo o che dir si voglia della purezza della nazione. Almeno stando alla cifra dei messaggi lanciati da quelle piazze e non solo.

Dov’è la novità mi si direbbe? E’ stato un continuum che ha fatto la fortuna di partiti e movimenti xenofobi e di estrema destra. L’onda lunga del razzismo, travestito da nazionalismo, si è alimentata con la crisi del modello di Stato-Nazione in seguito all’avvento della globalizzazione. Dalla caduta del Muro di Berlino in poi, abbiamo visto in Europa fenomeni reazionari contro l’immigrazione e le manifestazioni xenofobe sono all’ordine del giorno. La recente campagna per le elezioni europee ne è una dimostrazione. Oggi, la mobilità è diventata un fatto costitutivo che ha portato a una progressiva cosmopolitizzazione delle società, in particolare quelle ricche destinatarie di flussi migratori. Il tema della convivenza assume sempre più un equilibrio precario, una problematicità endemica nelle democrazie moderne. E’ così che l’ostracismo sembra la via breve per garantire comunità coese e identità certe. Dall’Iraq alle periferie occidentali passando per i Balcani la pulizia etnica ha recato ferite gravissime al cuore della civiltà umana. In ogni caso siamo dentro la bolla calda di una grande mutazione e ciò suscita smarrimento, paure e angosce. Si potrebbe parlare di “era dell’inquietudine” o di “deriva paranoica”. Ma non vorrei dissertare né sui processi né sulla fenomenologia della globalizzazione e i suoi effetti sulle società moderne.

In ogni caso, quel che mi preme in questa nota è soffermarmi sui messaggi specifici lanciati sabato dalle piazze a Milano e in Calabria, messaggi che in maniera subdola hanno calcato troppo la mano e in modo meschino sul concetto di difesa della patria fino ad assumere toni populisti, neo nazionalisti e persino neofascisti. Se difendere la propria patria è un fatto legittimo e direi “doveroso”, quel che abbiamo sentito sabato ha trasceso la nobiltà del sentimento patriottico per scivolare nel peggiore populismo. I leader della Lega Nord e di FDI vanno fino a dire che il governo è colpevole dei morti nel Mediterraneo e che è il principale promotore del razzismo in quanto privilegia i diritti dei profughi a scapito degli italiani mentre loro sono i difensori del popolo! Appunto patrioti che combattono per la causa del popolo, per la difesa dell’identità italiana! Ahinoi! non più solo padana per la Lega Nazionale! Non scherziamo.

Il patriottismo è un nobile “sentimento di amore, obbedienza e devozione verso la propria patria”. Ma può essere vero, falso, ostentato come ci dice il Treccani! La patria nell’era della globalizzazione non più solo un “territorio” ma un patrimonio di valori condivisi che troviamo a Firenze come a Little Italy, in  Lussemburgo come in Australia o in Sudafrica ecc.. e di cui sono portatori persone non solo i discendenti diretti di questa terra ma anche genti che hanno un’origine diversa ma che amano e si riconoscono nei valori dell’italianità. Dunque la patria non è più solo un luogo fisico ma un legame di cuore, e oggi più che mai una presenza nel mondo per trasmettere i valori di questo grande paese. Altrimenti, voler confinare l’italianità nei confini di un solo dato geografico raffigura un torto alla sua grandezza e al sua vocazione nel mondo. Chiudersi nel recinto della penisola è un’ambizione politica piccola e pensare che un grande paese com’è l’Italia non debba assumere nessun dovere nel mondo fa torto alla grande storia di questo paese, è ai padri e ai grandi umanisti italiani che avevano il mondo come patria.

A Salvini e Meloni chiedo: cosa propongono oltre la cessazione di Mare Nostrum? Per caso ci vorrebbero rifilare i respingimenti in mare di chi cerca protezione internazionale, come quando al governo c’erano loro? Davvero pensano che l’Italia possa esimersi dal rispettare i suoi obblighi internazionali, dall’assumere un ruolo di leadership e debba invece volgere lo sguardo altrove di fronte ad una bambina di 3 anni che rischia di annegare perché i genitori sognano per lei una vita normale? Davvero ve la sentite voi di dire alla Marina militare di non salvare la vita ad una donna incinta che annega nelle acque? Davvero credete che il popolo italiano (60 milioni di anime) vi seguirà sul sentiero del vostro cieco? Davvero questa è la patria che sognate, una patria arida senza cuore, senza il minimo di sensibilità umana e di rispetto per la vita?

Sappiate che siamo in tanti, italiani di nascita e naturalizzati, veri patrioti che la pensano diversamente da voi e che nutrono un’altra ambizione molto più grande per l’Italia. Come diceva Petrarca: “Non è questa la patria in ch’io mi fido, Madre benigna e pia, Che copre l’un e l’altro mio parente?”

Scritto da Aly Baba Faye

Aly Baba Faye

Nato a Rufisque (Senegal), vive in Italia da 30 anni, è sposato con una donna italiana e ha 3 figli. Sociologo, esperto di politica dell’immigrazione è stato tra i pionieri del movimento antirazzista e per i diritti degli immigrati in Italia. E’ pubblicista e collabora con diverse riviste a livello nazionale e internazionale.