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Una politica al femminile?

Una politica al femminile?

Simon&Schuster rischia di non piazzare il milione di copie già distribuite. Vanno male le vendite dell’ultima fatica autobiografica di Hillary Clinton, Hard Choices, memoria della sua esperienza come Segretario di Stato. Il libro è stato presto ribattezzato Boring Choices; il libro, confermo, è letteralmente soporifero, privo di brio, di carica critica, utile solo a dare il via a una campagna elettorale più che accidentata.

Tra la stampa americana e la papabile candidata to the world’s most important job non è mai corso buon sangue, si sa. Per un motivo o per un altro, per vittimismo e complottismo di Lei o mala fede di tutti gli altri, la polemica si riaccende come niente e a cadenze regolari. Resta da chiedersi il perché. Jessica Valenti, commentatrice americana “femminista”, sul Guardian la fa piuttosto semplice e titola così : “Hillary Clinton’s book is exactly as ‘safe’ as female politicians are forced to be”.

La tesi: posto che una memoria diplomatica non scalda i cuori a meno di mandare a ferro e fuoco il mondo, Hillary Clinton è a turno descritta come algida, calcolatrice, strega, anaffettiva, poi irascibile, emotiva, una testa calda pure piagnona. Comunicativamente parlando, qualsiasi cosa dica o faccia, si applica non tanto il criterio del doppio standard (trad. alle donne è richiesto di più, precisamente il doppio, di più), quanto una scala di valori tra loro contraddittori (e se contraddittori irrazionali, quindi sessisti).

Per chiarire tentiamo la sovrapposizione del problema nelle tv italiane. Prendiamo quattro personaggi di primo piano (due e due perché siamo bipolaristi): Danielona Santanché, Mara Carfagna, Pina Picierno, Maria Elena Boschi. Poi chiediamoci chi scalda i cuori e chi no (la politica è anche e soprattutto trasporto).

Da sinistra, nessuna. Da destra, misurandoci sul consenso, Santanché (“la pasionaria”) e Mara Carfagna, dai toni certo più posati, ma comunque più chiari, schietti e talvolta critici, delle diplomatiche risposte preimpostate del nostro Ministro per le Riforme, tanto preimpostate da far sfuggire ai più il contenuto politico della sua proposta di cambiamento. Rimane Pina Picierno, vivacità meridionale, brio, livello di approfondimento coerente con quello dell’arena televisiva e critiche interne come se piovesse.

Se quindi una Hillary Clinton oscilla, nel giudizio mediatico, tra il testy (irascibile) e il boring (noioso), le nostre (non paragonabili) personalità, andranno dallo sguaiato all’irrilevante. Due schemi, sia chiaro, semplificativi, rappresentanti più un rischio costante che non una realtà sempre dimostrata. Due schemi da cui svincolarsi. Negli States, l’ex avversario Repubblicano Chris Christie poteva permettersi aspri scontri con gli intervistatori guadagnandoci in autenticità, in Italia le boutades di Maurizio Gasparri sono ormai tanto scontate da non essere nemmeno più prese sul serio, occasioni ironiche che però continuano ad occupare pezzi di spazio pubblico, e di discorso.

Per provare a tirar le fila di un problema non certo originale, dovremmo chiederci se esiste una comunicazione di sinistra e una comunicazione di destra, se la comunicazione al femminile sia oggi coerente rispetto a una metà dell’elettorato che vota massicciamente stabilità, governo e pragmatismo (Pd e Forza Italia). Chiederci se l’arena di gioco sia effettivamente unisex valendo quindi a poco forzare le analogie e parlare di appiattimento su un modo di fare non-femminile, se ancora manchi un discorso pubblico delle donne, delle parole d’ordine non circoscritte a temi quali maternità consapevole, conciliazione, gender pay gap e pari presenza ai posti di comando. Abbiamo una donna alla Difesa, non solo all’Istruzione o alle Politiche Sociali.

Non servono i mille e più paper americani per capire che i modi di comunicare sono diversi, nel privato le donne creano connessioni, gli uomini tendono più all’assertivo, le donne tendono a porsi sullo stesso piano, gli uomini sono più a loro agio nel sottolineare una superiorità nel dibattito. Nel discorso pubblico la differenza sfuma, si confonde tra mille variabili.

E allora, qualche giorno fa, tra un discorso patriottico e l’altro qualcuno ha chiesto: può esistere un Renzi donna? O meglio, un modello carismatico femminile alternativo, altrettanto incisivo? bastano le categorie della complessità e della relazione (che non sono certo monopolio di genere) per ripensare un sistema a maggioranza maschile (basti vedere nel Pd quanti i militanti rispetto alle militanti)? E ancora, ha senso parlare di una Politica delle donne oltre che di politiche? In quali termini? Con quali filtri?

Domanda aperta.

 

Scritto da Benedetta Rinaldi Ferri

Benedetta Rinaldi Ferri

21 anni. Studio Giurisprudenza a Roma Tre. Democratica e militante. Ora e sempre #RomaNord.