•  
  •  
Sulla nazionalità

Sulla nazionalità

S’incontra sovente nelle pagine degli scrittori politici la parola nazionalità; ma il concetto ch’essi vogliono esprimere con quel vocabolo non è sempre il medesimo. Come tutte le parole che rappresentano un principio la parola nazionalità muta di valore secondo i tempi, i luoghi, le tendenze speciali degli scrittori e della scuola, progressiva o stazionaria, a cui appartengono. La nazionalità, nel medio evo, s’informava alle idee ed ai costumi guerreschi del tempo; rappresentava la generale tendenza ad ingrandirsi, ad occupar terre e ricchezze, a spese d’altri Popoli; era fornita di ostilità permanenti. È chiaro che questo non è il senso del vocabolo nazionalità nell’epoca nostra. Né si può accettare la definizione che ne dava Casimiro Périer, dalla tribuna francese, riducendola ad un egoismo inerte. Per fermo, quelli che iscrivono sulla loro bandiera la sacra parola Umanità, hanno di ciò un opposto concetto. La Nazionalità, di cui la Santa Alleanza dei Popoli si farà, presto o tardi, interprete, verrà definita secondo criteri al tutto diversi da quelli che furono di norma ai Congressi di Vestfalia e di Vienna.

Invero, ogni sistema d’idee nuove si svolge da una definizione.

Cerchiamo dunque, anzitutto, di definire ciò che intendiamo colla parola nazionalità.

Una nazionalità, ne’ suoi caratteri astratti, comprende un pensiero comune, un diritto comune, un fine comune: questi ne sono gli elementi essenziali.

Una nazione è l’associazione di tutti gli uomini che, per lingua, per condizioni geografiche, e per la parte assegnata loro nella Storia, formano un solo gruppo, riconoscono uno stesso principio, e s’avviano, sotto la scorta d’un diritto comune, al conseguimento d’un medesimo fine.

La concordia nelle opere e l’attivo concorso di tutte le facoltà individuali che si racchiudono in tale associazione a raggiungere il detto fine, costituiscono la vita nazionale.

Dove manchi un diritto generale uniforme s’accampano caste, privilegi, ineguaglianza, oppressione.

Dove l’attività delle forze individuali giace sopita, o si disperde non ordinata, l’inerzia, la immobilità, gli ostacoli al progresso invadono ogni cosa. Dove gli uomini non riconoscono un principio comune, accettandolo in tutte le sue conseguenze, dove non è identità d’intento per tutti, non esiste Nazione, ma folla ed aggregazione fortuita, che una prima crisi basta a dissolvere; accozzaglia d’uomini, riuniti dal caso e soggetti a cadere, presto o tardi, ludibrio del caso, nell’anarchia: non vita nazionale, non popolo, non avvenire.

Questi principii ci sembrano tanto evidenti e per tal modo fondati nell’essenza stessa d’ogni associazione d’uomini da non richiedere dimostrazione. – La Storia c’insegna che dovunque occorse difetto di vincolo e di fine comune la nazionalità non fu che un nome privo di senso; che dovunque un popolo fallì al principio della sua esistenza, quel popolo fu condannato a perire. Ma la nazionalità comprende in sé altra cosa ancora. Essa è la parte che Dio ha prescritta ad ogni gente nel lavoro umanitario: la missione, il compito che un popolo deve adempiere sulla terra, perché l’idea divina possa attuarsi nell’Umanità; il segno della sua personalità e del grado ch’egli occupa fra i popoli, suoi fratelli. […]

Quando Iddio crea la vita di un popolo, dicendogli: Sii Nazione! non gli dice: Goditi l’esser tuo come l’avaro il proprio tesoro; la tua libertà, come se fosse delitto; la parola ch’io t’ho messa nel cuore, come se fosse un secreto che nessun altro debba conoscere. Ei gli dice invece: Va, colla fronte alta, tra i fratelli ch’io t’ho dato, libero e senza ritegno, come conviene a chi ha ricevuto nella sua coscienza il mio verbo: prendi il tuo posto fra le nazioni, secondo il segno che da me tieni, secondo la parola ch’io ti ho sussurrato all’orecchio quando eri ancora infante nella cuna: compi nobilmente e coraggiosamente l’ufficio tuo sopra la terra, perché da questo sarai guidato: confessa altamente, davanti al mondo e ai padroni del mondo, la fede dei tuoi padri; non rinnegare i tuoi fratelli: aiutali, a seconda dei loro bisogni e delle tue forze, perché siete tutti fatti ad immagine mia, e un giorno vi raccoglierò tutti nel mio seno. Inoltra sicuro sulla via ch’io t’ho segnata; e quando ti verrà chiesto conto dei tuoi atti e del pensiero che svolgi nel mondo leva in alto la mano additando il cielo a coloro che t’interrogano; là è il tuo diritto, la tua legge, la tua sicurtà.

Or questo nome, questa sicurtà, questo segno che Dio pose in fronte a ciascun popolo, è la nazionalità, alla quale s’immedesima il pensiero ch’egli è chiamato a svolgere nel mondo; ond’è ch’essa è sacra. E perciò avviene ch’essa perde il suo carattere quando dimentica la propria origine; quando non ha più legame col suo principio, colla sua sorgente, con l’umanità. Perché, a quel modo che la misura e la sicurtà dei diritti d’ogni cittadino è nella legge che regola i doveri di tutti, così la misura e la sicurtà dei diritti di ciascun popolo non può essere se non nella legge umanitaria che regola i doveri di tutti.

Perché vi sia nazionalità, conviene adunque ch’essa sia sacra al di fuori come al di dentro.

Per essere inviolabile a tutti, amici e nemici, conviene ch’essa accolga in sé la santità di una credenza religiosa; al di fuori la serietà di una missione. Conviene che il pensiero collettivo che ferve in seno al paese, vincolato alla legge generale dell’umanità come a sorgente di ogni nazionalità, si svolga progressivamente, si manifesti nella sua purità e bellezza, sciolto da ogni lega estranea alla sua natura, libero d’ogni timore servile, d’ogni dubbio e d’ogni titubanza, forte, operoso, atto a rappresentare, nel suo svolgimento, tutti gli aspetti della vita nazionale; conviene ch’esso serbi valore e dignità d’elemento necessario nell’ordine dei destini generali; e, pur conservando la sua impronta originale armonizzi col progresso del genere umano, avendo a base il popolo, a scala le conseguenze del suo principio logicamente dedotte ed energicamente applicate; a propria forza la forza di tutti; a risultato il miglioramento di tutti e la felicità del maggior numero possibile; a fine il compimento dell’opera assegnata da Dio a quel principio nel mondo.

Tale è la nazionalità, quale noi l’intendiamo.

Scritto da Giuseppe Mazzini

Giuseppe Mazzini

Patriota per definizione, triumviro della Repubblica Romana nel 1849, costituzionalista, giornalista, filosofo, politico, educatore prima che tutte queste cose fossero mainstream. Appassionato di torte alle mandorle.