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Sondaggi: chi c’azzecca?

Sondaggi: chi c’azzecca?

In molti, in questi giorni, si chiedono cosa sia successo nella giornata di domenica 25 maggio 2014.
Ancora una volta i sondaggi pre-elettorali sembrano aver preso un abbaglio.
In cosa hanno sbagliato? Perché non sembrano essere più uno strumento attendibile delle intenzioni di voto degli elettori?
E’ molto difficile giudicare i risultati demoscopici senza conoscere nel dettaglio i metodi e gli strumenti adottati dai vari istituti. Prima di capire cosa non ha funzionato è importante avere anche una vaga idea di come funzionano i sondaggi politici. Quando si ha una popolazione di tante unità una enumerazione completa risulta difficile: allora, anche in considerazione dei costi del sondaggio e delle tempistiche strette per effettuarlo, si ricorre alla rilevazione campionaria, cioè una indagine effettuata su un gruppo ristretto ma rappresentativo dell’intera popolazione (questa è una definizione approssimativa ma funzionale al nostro discorso, ndr).

Le caratteristiche che deve avere un campione
Un campione statistico deve innanzitutto essere casuale: esso si definisce tale quando tutti i membri della popolazione hanno la stessa probabilità di essere estratti. Per far questo si ricorre in genere ad una lista completa dalla quale poi, attraverso tavole di numeri casuali, si estraggono le unità del campione.
Il campione tuttavia deve essere anche rappresentativo ed è questo un problema frequente nei sondaggi.
Alcuni esempi di queste problematiche sono: la sottorappresentazione di aree periferiche per ridurre i costi e l’autoselezione degli intervistati. Persone più vicine alla politica hanno in genere una maggiore propensione a dichiarare il voto rispetto ai cosiddetti indecisi. Questo fenomeno di elevato tasso di rifiuto e limitata reperibilità delle persone selezionate per l’intervista riduce la rappresentatività del campione. Per ovviare a questi problemi ci sono, però, degli strumenti statistici di ponderazione.

Il voto del 2013
Già allora avevamo visto un flop nei sondaggi. Il fenomeno Grillo non era stato rilevato.
In questo caso l’errore era stato, almeno in parte, dovuto alla scelta di selezionare le unità del campione dagli elenchi telefonici. In questo modo chiunque non è presente nei registri o non ha il telefono fisso era automaticamente rimasto escluso.
Inoltre, anche se inserite negli elenchi, le persone poco presenti a casa ( giovani, lavoratori , ecc) risultavano difficili da intervistare. Gli elenchi telefonici sicuramente permettono di ridurre i costi ma quanto mantengono attendibile il campione nell’era della telefonia mobile?

Le elezioni europee 2014.
Due aspetti vanno tenuti in considerazione : uno propriamente metodologico e uno socio-politico.
Le problematiche di casualità e rappresentatività delle elezioni del 2013 si sono ripresentate nuovamente anche se, in alcuni casi, diversi istituti demoscopici hanno deciso di adottare sistemi che includessero elenchi di telefonia mobile o hanno adottato sistemi misti di campionamento.
Altro aspetto di cui dobbiamo parlare, che è diventato la giustificazione in questi giorni di tutte le agenzie demoscopiche, è la presenza in Italia di un elettorato volatile.
Rispetto agli anni passati la quota di elettori che cambia espressione del voto è aumentata enormemente passando dal 10% al 40%.
Certamente la presenza di un elettorato cosi volatile influisce sui sondaggi effettuati entro 15 giorni dal voto. In particolare poi, se teniamo conto che per ottenere un numero sufficiente di risposte si richiedono in genere diversi giorni, capiamo facilmente che la certezza della dichiarazione di voto di una persona avvenuta – ad esempio – al giorno 1 di rilevazione può essere molto diversa da quella ottenuta al giorno 4 dell’indagine stessa. E’ importante applicare strumenti di ponderazione anche in questa fase.
La paura dell’instabilità politica ha ulteriormente mosso gli italiani e li ha spinti anche “last minute” a scegliere il Partito Democratico , portando quest’ultimo oltre il 40%. Gli stessi sondaggi hanno trainato questa tendenza dell’ultimo minuto mobilitando così gli indecisi (il cosiddetto effetto underdog).
Per concludere alcuni istituti affermano di aver avuto i dati giusti ma di aver pensato ad una sovrastima del Partito Democratico, visti gli errori delle elezioni precedenti. Se così fosse, risulterebbe ancora più evidente che la componente soggettiva e l’aspettativa pubblica in questo tipo di analisi, pesa quasi quanto gli strumenti demoscopici applicati.

Scritto da Fiammetta Noccioli

Fiammetta Noccioli

Laureanda in scienze statistiche alla Sapienza, ambientalista e democratica.