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Socialisti o democratici nel mondo globalizzato?

Socialisti o democratici nel mondo globalizzato?

Dal 20 al 26 agosto a Malta si è svolto il consueto IUSY Festival, dedicato alla figura di Nelson Mandela e dal titolo: “15 Actions to Eradicate Poverty in 15 Years”, a cui hanno partecipato migliaia di giovani socialisti provenienti da tutto il mondo, per una settimana all’insegna di dibattiti e divertimento. L’International Union of Socialist Youth (IUSY) fondata nel 1907 e ricostituitasi con la struttura attuale nel 1946, riunisce le giovanili socialiste del mondo sulla falsariga dell’Internazionale Socialista che invece riunisce i partiti socialisti del mondo. Organizza i suoi congressi ogni due anni, l’ultimo, il 30esimo a Copenaghen, ed elegge un presidente ed un segretario generale (rispettivamente il cileno Felipe Jeldres e la svedese, ma di origine curda, Evin Incir) oltre ad un Presidium di 18 membri rappresentativi di tutte le aree del mondo.

Questo è il terzo campeggio a cui partecipo, dopo il primo nel 2011 in Austria e il secondo nel 2012 in Croazia (però organizzato dalla sezione europea dello IUSY ovvero lo YES) e posso affermare di essere un veterano fra i GD nel campo. Il PD fin dalla sua nascita ha avuto il problema di cercare di capire quale fosse la sua collocazione a livello internazionale e solamente pochi mesi fa il nodo è stato sciolto a favore dell’adesione al Partito Socialista Europeo e quindi all’Internazionale Socialista. Ma se non discuto l’adesione al PSE, mi domando se al giorno d’oggi abbia senso parlare di un’Internazionale Socialista. Non rischia di essere anacronistica?

Nel 1907 la Seconda Internazionale era nella sua età dell’oro, la socialdemocrazia tedesca era vista da tutti i partiti fratelli come l’avanguardia e l’esempio da seguire, il centro del mondo era l’Europa e tutti pensavano che quando sarebbe scoppiata la guerra i partiti socialisti sarebbero stati in grado di frenare la deriva guerrafondaia dei loro governi borghesi e di impedire il massacro sui campi di battaglia del proletariato. La storia andò diversamente, i socialisti fallirono e l’Internazionale morì tra il fango delle trincee e il sangue dei popoli d’Europa.

Di Internazionali oramai non so più quante ce ne siano e nessuna si può dire abbia avuto quel ruolo che Marx ed Engels volevano che avesse nel panorama politico mondiale. Però qualcosa è cambiato nell’ultimo periodo. Su spinta proprio della Socialdemocrazia tedesca si è andata strutturando una nuova Internazionale, denominata Alleanza Progressista. Fondata ufficialmente il 22 maggio 2013 a Lipsia, nello stesso periodo in cui si svolgevano le celebrazioni per i 150 anni della Socialdemocrazia tedesca, essa si definisce e pone come:

The Progressive Alliance is a network which is open to progressive, democratic, social-democratic, socialist and labour parties and party networks.

The values of democracy, gender equality, justice and solidarity we advocate are the basic operational principles inside of the Progressive Alliance.

For global political challenges like strengthening the social dimension of globalisation and sustainable progress, combating climate change, strengthening human rights, including women’s rights, and democracy, as well as peace and security, the Progressive Alliance is the platform for formulating common, progressive answers.

Si parla di uguaglianza di genere come di difesa dell’ambiente e di diritti umani, al pari di diritti sociali e pace, insomma si tenta di allargare gli orizzonti del socialismo. Valori e principi non più solamente socialisti, ma più allargati al campo dei democratici. Proprio questo è l’obiettivo della Progressive Alliance, un’internazionale dei democratici.

I motivi che hanno portato a questa nascita risiedono da una parte nella volontà di molti partiti europei di non voler accettare più nell’Internazionale Socialista partiti sedicenti socialisti, ma in verità in odor di populismo se non di peggio (il Partito Socialdemocratico serbo di Milosevic, come il Partito Nazionale Democratico di Mubarak, espulso solo nel 2011, o varie formazioni africane e latinoamericane più populiste che socialiste). Ma sopratutto dalla presa d’atto che il mondo sta cambiando e che già nell’Internazionale Socialista erano presenti forze progressiste, ma non propriamente socialiste (Fatah, il Partito del Congresso Indiano, l’African National Congress di Mandela, il Partito dei Lavoratori di Lula). Un’Internazionale Democratica non potrà che risolvere anche il dilemma internazionale di un altro grande partito, quale è quello dei Democratici statunitensi. Infatti essi, privi di un’arena mondiale, adesso hanno invece un luogo internazionale nel quale dialogare con le forze progressiste dell’Europa e del resto del mondo.

Da parte mia penso che questa operazione non vada vista come una volontà di “distruggere” il socialismo internazionale, quanto mai di essere più realisti e concreti, di non continuare a tenere in piedi un nome e un simbolo che non hanno più il significato di un tempo. Prendere coscienza di ciò è un gran passo avanti. Fondare una nuova organizzazione nella quale il pilastro socialista è uno dei pilastri che la reggono, è un modo per riconoscere che il progressismo in Europa ha il volto del socialismo liberale e che invece in altre parti del mondo il progressismo ha assunto altre facce, diverse da quelle del socialismo di derivazione europea, ma non per questo inferiori o meno importanti del socialismo europeo.

Allargare il campo ad altre storie e ad altre tradizioni, come ad altri valori è la sfida del mondo globalizzato. Fondare un’organizzazione internazionale che si batta per portare la democrazia e la pace in tutto il pianeta è un’opera degna e grandiosa tanto quanto quella di redimere gli oppressi pensata alla nascita della Prima Internazionale.

Poi un giorno li convinceremo tutti a cantare l’Internazionale.

 

Scritto da Niccolò Camponi

Niccolò Camponi

25 anni, studente di storia all’Università Roma Tre. Romano di nascita, ma triestino e mitteleuropeo d’adozione, spera nel fatidico giorno in cui nasceranno gli Stati Uniti d’Europa.