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Rinnovare la sovranità del Popolo: referendum e leggi popolari

Rinnovare la sovranità del Popolo: referendum e leggi popolari

Passano ad 800mila le firme necessarie per ottenere il referendum abrogativo,  non più 500mila, a questo si aggiunge un abbassamento del quorum che serve a rendere valida la consultazione referendaria grazie ad un meccanismo che calcolerà gli aventi diritto sulla metà degli elettori che si sono presentati alle elezioni politiche immediatamente precedenti, rendendolo dunque “mobile”. Nella proposta di modifica costituzionale anche lo stop alla possibilità di cancellare dalle norme una sola parola perché si potrà abrogare una legge o una parte di essa che abbia valore normativo autonomo. Non si potrà dunque più ricavare una norma dal taglio selettivo di quelle esistenti. Questo, in sintesi, l’emendamento presentato dai relatori delle riforme costituzionali, Roberto Calderoli e Anna Finocchiaro. L’altra novità è che la Corte Costituzionale può pronunciarsi sull’ammissibilità del referendum ‘in anticipo’ rispetto alla raccolta di tutte le firme necessarie per indirlo: quando la richiesta è stata sottoscritta da almeno 500mila elettori.

Sono – se confermate ed approvate – delle norme utili e necessarie. Da tempo ormai una quota consistente di elettori ha rinunciato all’esercizio del voto, condizionando l’esito dei referendum (abusati a dire la verità) rispetto a tempi in cui la partecipazione da un lato e la leggenda metropolitana della schedatura per chi non votava dall’altro, vedevano i votanti accorrere in massa. Anche se potrebbe essere auspicabile la totale abolizione del quorum – magari controbilanciato dal milione di firme autenticate – non si può che osservare con attenzione la proposta ora al vaglio della Commissione Affari Costituzionali.

L’innalzamento del numero di firme ha lo scopo di non svilire l’istituto referendario e di far sì che solo reali e sentite esigenze dei cittadini possano utilizzare gli strumenti  della democrazia diretta, quella dei cittadini. Dall’altro si riduce la capacità di coloro che fossero contrari all’approvazione dei quesiti di sommarsi ai non interessati, tutelando quindi chi vuole esercitare il diritto di scegliere. A questo si aggiunge un meccanismo interessante ma forse insufficiente: quello della verifica previa della legittimità dei quesiti, purché questi abbiano raggiunto poco più del 60% delle firme necessarie.

In tempi di grandi riforme sull’assetto istituzionale dello Stato, è bene non tralasciare i momenti di partecipazione attiva e propositiva dei cittadini. Nessun sentimento anticasta o antipartitico, solo la consapevolezza e la convinzione che gli strumenti dei cittadini devono avere una loro efficacia e che non rimangano solo in Parlamento o nelle direzioni di Partito. C’è un mondo di associazioni, movimenti e comitati civici che può e deve trovare voce se non si sente rappresentato nei propri legittimi interessi e convinzioni. Sarebbe utile che il Parlamento aumentasse l’efficacia delle proposte di legge di iniziativa popolare.

Anche in questo caso alzandone i requisiti per la presentazione  ma conseguentemente inserendole di diritto nell’ordine dei lavori del parlamento. Sia ribadito il concetto – chiave nelle democrazie – che la sovranità è del Popolo, e che questa viene solo delegata e non ceduta agli eletti.

Scritto da Lucandrea Massaro

Lucandrea Massaro

Classe 1980, studi in Storia e Scienze delle Religioni a Roma Tre. Giornalista professionista dal 2010, ha collaborato con Radio Rai per diversi anni. Democratico e maggioritarista ha collaborato col Comitato referendario contro il Porcellum. Ha scritto di politica su: Europa, Gazebos, Qdr e Ateniesi. Sogna un bipartitismo all’americana anche per l’Italia.