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Renzi, Andersen e la sinistra italiana

Renzi, Andersen e la sinistra italiana

Avete presente la fiaba di Andersen? Il Re è nudo, ma non lo sa; il popolo lo vede sfilare ma non vede ciò che appare impossibile, indicibile, incredibile… solo un bambino osa squarciare quel velo di ipocrisia e conformismo.

I vecchi tabù dei quali si è vestita la sinistra l’hanno resa nuda da tempo, ma il suo popolo a lungo non ha voluto vedere che sono vestiti solo apparenti, che non coprono più ciò che dovevano coprire.  Tre esempi. La tassazione è così fuori controllo che non svolge più la funzione di redistribuzione economica, toglie a tutti; lo Statuto dei lavoratori non svolge più il compito di tutelare i lavoratori, se non una minoranza di essi; la scuola non svolge più la sua missione maggiormente “di sinistra”, quella di favorire la mobilità sociale attraverso una “redistribuzione” di saperi e competenze.

Matteo Renzi è come il bambino della fiaba: “il re è nudo”, lo sta ripetendo forte e chiaro da anni. Non è il primo che dice “la sinistra è nuda”, ma è il primo che di fronte alla reazione del re non si è arreso. Nella fiaba  – come nella storia della sinistra italiana – la reazione del re è quella di far finta di nulla, continuare a sfilare come nulla fosse per non ammettere di essere stato fregato. Altri prima di Renzi hanno rotto il velo di ipocrisia con il loro candore, ma di fronte al re che sfilava imperterrito si sono tirati indietro. Qualche “bambino” coi baffi ha perfino ritrattato.
Renzi invece ha continuato a dire che “la sinistra è nuda” e – vuoi per convinzione, vuoi per disperazione – piano piano anche la maggioranza del PD si è associata a quell’urlo di dolore. Sono rimasti in pochi a elogiare un vestito che non c’è. Chi perché ci crede, chi per abitudine e chi per nostalgia; chi per darsi un tono e chi per darsi un ruolo. C’è perfino chi è convinto che sia meglio far governare chiunque (un Re nudo, l’avversario di sempre, un comico populista) ma non un bambino, “quel” bambino poi…
Lo abbiamo imparato da grandi. Spesso il finale delle fiabe è amaro. “I vestiti nuovi dell’imperatore” non si sottrae a questo destino. È un finale che non mi è mai piaciuto perché è  triste, rassegnato. Gli impostori scappano, ma nulla potrà impedire a quel sovrano di essere ingannato di nuovo. In fondo quel bambino ha perso: non è riuscito a far vestire il re di un vestito appropriato.
E se il finale è amaro, va cambiato. Non per tagliare la testa al Re, come ci accusano di voler fare. Non per uccidere la sinistra, ma per spogliarla del nulla di cui è stata vestita: delle icone e dei tabù, dei tic e dei riflessi pavloviani. Avatar di bellissimi abiti, preziosi: libertà, uguaglianza, solidarietà, riscatto… Renzi, e noi con lui, vogliamo cambiare il finale della storia: il re non fa più finta di nulla, ma ha uno scatto d’orgoglio e torna a vestirsi di vestiti appropriati. Alcuni sono quelli di un tempo, ma aggiornati alle esigenze di oggi, altri sono nuovi perché abbiamo capito di averne bisogno.
Una sinistra che torni a usare la leva fiscale per redistribuire e non per finanziare uno Stato ipertrofico; che consenta a ogni famiglia di avere un figlio senza angosce, anche se mamma e papà non hanno un contratto a tempo indeterminato; che combatta contro il cancro della dispersione scolastica, riduca l’abisso che separa scuola e lavoro, disegni una scuola che prepari veramente al futuro.
Questo è il finale della storia da scrivere insieme. Il re si lascia vestire da quella parte del suo popolo che si è unita al bambino nella denuncia dell’inganno. E si salva. Una sinistra vestita di niente, se non dei propri tabù, dei propri tic, dei propri riflessi pavloviani, delle proprie icone, è destinata alla marginalità. Se la sinistra, al contrario, si mette un vestito addosso, un vestito al passo con la contemporaneità, con l’esigenza di modernizzazione, con i bisogni degli ultimi e dei penultimi, può tornare a svolgere il suo compito.
Che è sempre lo stesso: cambiare lo stato di cose presenti per costruire una società più giusta.

Scritto da Marco Campione

Marco Campione

Esperto di politiche educative. Convinto che il futuro di un paese lo puoi intuire da come tratta i propri insegnanti, ma sopratutto i propri studenti. E per questo lavora per cambiare la scuola. Passo dopo passo.