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Oltre il congresso del PD: innovazione versus conservazione

Oltre il congresso del PD: innovazione versus conservazione

L’entusiasmo nato con l’esperienza delle Primarie del 2012 è inesauribile e si concretizza con iniziative piene di vitalità sull’intero territorio nazionale. L’elettorato contemporaneamente ci fornisce chiarissimi segnali. Premia chi riesce a cambiare e ad innovare, punisce chi si trincera dietro rendite politiche ancorate alla tradizione dell’appartenenza. Questo vale a destra come a sinistra.

Insomma tutto ruota intorno al cambiamento. E sì, quel cambiamento di cui forse, come dice qualcuno, sono una “vittima”. Lo ricerco in modo spasmodico, al costo di non essere compreso, di essere considerato inopportuno e politicamente scorretto. So bene che cambiare non significa per forza fare la cosa giusta. Ma non essere disposti a cambiare significa, senza dubbio, non essere permeabili alla possibilità di farla a prescindere.

Sono però altrettanto consapevole che chi richiede ad altri di cambiare deve essere disposto a farlo in prima persona. Spesso mi accorgo di essere interpretato come qualcuno che lo chiede per gli altri e non è disposto a cambiare per primo.  Ecco perché sono fermamente convinto che la ricerca continua del dialogo con chi non è stato con me ai congressi o nelle recenti battaglie all’interno del PD è fondamentale. Chiudersi solo tra i simili, non solo dà la netta sensazione di ridursi a corrente (anche sul termine prima o poi credo sia giusto aprire una riflessione ampia e senza pregiudiziali), ma non ti consente di vederti dall’esterno.

Credo che una fase nuova si stia aprendo nel Partito Democratico che, pur non istituzionalizzando nuove aree politiche al suo interno, vedrà amplificarsi il confronto circa il modo di intendersi e di intendere la sinistra.  Una contrapposizione che si muoverà sulla direttrice “innovazione” e “conservazione” e che si manifesterà anche nel linguaggio e nelle modalità comunicative di chi si candida ad esercitare un ruolo di leadership nel PD. Concetti come “patria”, “mercato”, “difesa”, “privato”, “lobby”, “competenza” , “merito”, “rischio” come possono essere interpretati a sinistra, ad esempio?

Nessuno di noi è completamente spostato sull’innovazione o sulla conservazione. Nessuno di noi può sostenere di non avere radici cui è affezionato, ma di non sentire la necessità di librarsi in volo per scorgere e scoprire nuovi orizzonti e nuove vette. Tutti sappiamo che la sinistra ha radici profonde nel pensiero politico moderno e ognuno di noi è affezionato a qualcuna tra esse; tutti noi sappiamo che il 40% del PD è volatile ed è dovuto in gran parte alla capacità di Renzi di innovare la modalità della comunicazione politica, di cambiare ritmo alla politica e di dare finalmente l’immagine di una sinistra che sa scegliere, governare e che non si arrotola su se stessa.

Anche il Presidente del Consiglio ha cambiato, non è rimasto rigido sulle sue posizioni per dare le risposte migliori ad una crisi che non conosce sosta. Anche lui ha dovuto prendere in mano la situazione forzando se stesso per dimostrare che non aspirava al “tanto peggio tanto meglio”, bensì che per chi decide di fare politica oggi deve essere preminente l’interesse della comunità che si vuole rappresentare rispetto ai destini dei singoli. In questo tutti noi siamo chiamati a riflettere sulla nostra disponibilità a modificare soluzioni e comportamenti, a fare un passo di lato per fare tutti assieme un passo in avanti.

Ecco perché sono convinto che innovazione e conservazione abitino trasversalmente nelle diverse mozioni che si sono confrontate agli ultimi Congressi. Non nelle “parole delle mozioni” ma nelle donne e negli uomini che incarnano oggi maggioranze e minoranze sui territori e nel partito.

Credete sia preoccupato? No assolutamente. Sono felice. Perché finalmente questo Partito Democratico sta diventando un luogo aperto e permeabile, non fermo alla logica del caminetto e capace di far emergere nuove energie e nuove valutazioni senza più accusare nessuno di eresia.

Scritto da Davide Ricca

Davide Ricca

Classe 1972, imprenditore e dottore di ricerca in Scienze dell’Educazione. Cresciuto nell’associazionismo cattolico e da sempre ultras granata. Esperto di processi formativi e organizzativi. Ha iniziato la sua avventura politica nell’Asinello di Prodi di cui è stato Capogruppo in Consiglio Provinciale a Torino. Democratico, ha fondato i Corsari di Torino e TorinoperRenzi. Oggi coordina Ateniesi.it e l’Associazione Adesso! Torino.