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L’orgoglio di un consigliere

L’orgoglio di un consigliere

Questi primi giorni d’estate sono per me anche i primi giorni da consigliere comunale (e da capogruppo) della maggioranza di centrosinistra nel Consiglio Comunale del mio paese, Montespertoli (14000 abitanti circa vicino a Firenze). Paradossalmente, nonostante io sia il consigliere comunale, pare, più giovane d’Italia, ho già qualche esperienza alle spalle, per quanto riguarda la politica.

Tra Leopolde e due primarie nazionali, ho passato gli ultimi due anni in giro a discutere il futuro del centrosinistra e del nostro Paese assieme a molti amici, mettendoci la faccia con fatica, visti gli impegni scolastici e tutto il resto. Eppure, nonostante i numerosi mesi passati facendo politica attiva, non avevo mai sperimentato l’aspetto locale di questo mio impegno.

È stato molto strano passare dalle mozioni congressuali all’ascolto di cittadini infastiditi dalle strade non asfaltate o dall’erba non tagliata.

Tuttavia, questa esperienza mi sta forgiando, mi sta aiutando molto a capire i meccanismi che regolano il funzionamento della Pubblica Amministrazione e i rapporti fiduciari tra eletti ed elettori: consiglio ai tanti che di questo disquisiscono ogni giorno di candidarsi, anziché parlarne e basta.

Entrare in Consiglio Comunale per la prima volta e con la responsabilità di 229 voti di preferenza non è certo semplice: quando ascoltavo, all’inizio della nostra avventura, Matteo Renzi citare Bono Vox e il suo “i politici sono i depositari dei sogni della gente” rimanevo sempre affascinato da questa espressione. Adesso ne comprendo il senso più profondo, e mi chiedo con che coraggio certi politici, nella storia, abbiano osato tradire la fiducia dei cittadini. Il legame che si crea tra noi rappresentanti e i rappresentati è strettissimo, bellissimo e delicato: siamo chiamati a rispondere, mossa dopo mossa, seduta dopo seduta, ai bisogni delle persone che ci seguono, ci criticano, ci supportano.

In questi giorni abbiamo già iniziato a lavorare intensamente in gruppo consiliare, ma, oltre allo svago e ai divertimenti (è estate, dopotutto), mi sono immerso in una serie TV molto famosa (e molto bella): “House of Cards”.

Cosa c’entra Francis J. Underwood con il consigliere comunale Pierini? Cosa c’entrano i corridoi del Congresso USA con Piazza del Popolo a Montespertoli? Bella domanda.

Ecco, io credo che non sia semplice fare politica. Credo anche che sia impossibile fare politica senza incappare in Machiavelli, senza la freddezza di chi, nelle situazioni più complesse, riesce a mantenere la lucidità e a prendere delle decisioni. Io non sono un purista: so bene che per fare politica è necessario, a volte, scendere a compromessi, essere pragmatici, fare ciò che è necessario, anche a costo di sacrificare qualcosa.

Allo stesso tempo, però, sono convinto che questo atteggiamento a tratti spregiudicato sia terribilmente dannoso per se stessi e per i cittadini se non si hanno ideali, se non sia ha una visione della società, se si pensa solo e soltanto alle proprie aspirazioni personali. Senza idee, senza un sogno, non si governano un Comune, una Regione o un Paese: il politico che non ha un sogno non è un politico.

Ed è per questo che ho citato Underwood e “House of Cards”: negli ultimi due anni ho visto molti che, credendosi novelli Kevin Spacey, non riescono a scendere dalla giostra; confondono il mezzo (il potere, l’autorità) con il fine (migliorare la società, cambiarla, decidere per incidere). E invece nelle mie prime settimane da Consigliere Comunale ho capito fino in fondo che le persone si aspettano molto dai candidati che votano: so che può sembrare banale, ma non lo è, e lo comprendi soltanto, credo, quando ti candidi a qualcosa.

Non voglio esagerare, non voglio dare eccessiva importanza al ruolo del Consigliere Comunale: il mio compito è poca cosa rispetto a quello del Presidente del Consiglio, quanto a responsabilità, ma è allo stesso tempo molto simile, perché entrambi sappiamo che ci sono persone che si fidano di noi tanto da volerci nei luoghi in cui si decide il futuro della comunità. Ed è chiaro che dobbiamo dotarci di lucidità, di capacità di analisi, capacità di fare strategie e coraggio di scegliere; è chiaro che non riusciremo a incidere davvero senza quella sana spregiudicatezza che, per esempio, ha portato Matteo Renzi a Palazzo Chigi: insomma, detesto i “duri e puri”; detesto il moralismo di chi si straccia le vesti per l’incoerenza di una scelta del leader, di chi preferisce il buonismo al pragmatismo, di chi non riesce a sacrificare qualcosa di se stesso per raggiungere un obiettivo più alto. Ma tutto questa senza spirito di servizio, senza amore per la propria comunità, senza senso di responsabilità non è altro che l’atteggiamento di chi pensa di essere in una serie TV e non nelle istituzioni.

Scritto da Marco Pierini

Marco Pierini

Marco Pierini ha 18 anni ed è studente di Liceo Classico. Appassionato di politica, ha seguito entrambe le primarie del 2012 e del 2013 in prima linea, sostenendo la candidatura di Matteo Renzi ed intervenendo sul palco della “Leopolda” due volte. Iscritto da due anni al Pd, è membro della Direzione Territoriale del Pd Empolese – Valdelsa e dell’Assemblea Regionale del Pd Toscana. Eletto in Consiglio Comunale a Montespertoli (FI) con il maggior numero dei voti della sua lista, è attualmente capogruppo di maggioranza.