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Lo psicologo di base: Patria che cura e previene la malattia o Patria che promuove salute?

Lo psicologo di base: Patria che cura e previene la malattia o Patria che promuove salute?

Facciamo un gioco: provate a scrivere delle parole chiave su un qualunque motore di ricerca (es. psicologo di base, proposta, legge). Avrete sicuramente trovato decine di proposte di legge regionali e nazionali, petizioni a favore e petizioni contrarie all’istituzione della professionalità dello psicologo di base.
Troverete chi urla che non si può psicoterapizzare l’intera popolazione (e Dio ci scampi e liberi da questa idea e da chi la propone!), chi prevede che le persone si rivolgeranno comunque al medico di base e non allo psicologo, e ancora chi penserà che i costi per pagare centinaia di psicologi siano troppo alti per una spesa sanitaria già ridotta all’osso. Viceversa troverete anche molti argomenti a favore della proposta.
Con un’analisi più dettagliata, vi renderete infine conto delle serie lacune che sono insite negli argomenti pro e contro, in particolare delle fantasie su dove potrebbe essere collocato (è nota a Roma la sperimentazione dello psicologo in farmacia: scusi, mi dà uno psicologo che oggi ho una leggera ansia? Sì, signora, lo prende tutto o a piccole dosi?), delle persone che potrebbero accedervi (con i vari distinguo paradossali su chi possa essere ritenuto sano e chi malato), sui suoi rapporti con gli psicologi specialisti (quando ti ho detto di farti vedere, non intendevo da me, ma da uno bravo).

In questo marasma di pro e contro, forse vi capiterà tra le mani un piccolo saggio, intitolato Dal sintomo alla persona, medico e psicologo insieme per l’assistenza di base, a cura di Luigi Solano, docente presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica de La Sapienza, e direttore della Scuola pubblica di specializzazione in Psicologia della Salute. E probabilmente troverete una proposta innovativa, che dà chiare risposte e dati certi: collocare lo psicologo di base accanto al medico di base, in compresenza, per garantire un approccio olistico, che accolga l’utente dal punto di vista biologico, psicologico e sociale. La sperimentazione, portata avanti dal 2000 dagli psicologi tirocinanti della succitata scuola, è tuttora in corso, ma il saggio ci dà un’ampia panoramica del periodo di sperimentazione a cavallo tra il 2008 e il 2010.
Gli studi medici interessati hanno visto comparire un cartello in sala d’attesa, che avvertiva che per un giorno a settimana l’utente avrebbe trovato ad accoglierlo il suo medico di base affiancato da uno psicologo. Non si è imposta dunque la compresenza, il paziente poteva scegliere di recarsi presso il suo medico in un giorno diverso, o addirittura di far uscire lo psicologo durante la visita (4 casi su un migliaio di persone incontrate).

Parafrasiamo una frase di James Pennebaker, uno psicologo nordamericano: se per andare da uno psicologo dovrò attraversare la strada, non lo farò, per paura dello stigma, o di pensarmi malato. Gli psicologi sono come i medici in una ipotetica cultura primitiva retta dagli sciamani, andrò da lui quando avrò provato tutti gli sciamani possibili, lo legherò alle malattie più strane e folli, lo saluterò da lontano tra mille scongiuri. Seguendo questa linea, il riconoscimento del disagio avverrà dopo troppo tempo, quando avrà prodotto problemi a livello corporeo, dentro situazioni relazionali che si sono strutturate negli anni, modificabili a costo di grandi sofferenze e interventi lunghi. Se troverò però lo psicologo sulla mia strada, gratuitamente, gli racconterò tutta la mia vita. Vi è mai capitato su un treno?

La domanda potrà sorgere spontanea: a che serve uno psicologo accanto al medico? Per dare un senso al vostro sintomo, per contestualizzarlo nel vostro momento di vita. Perché se avete un frequente mal di testa, la causa non è solo biologica, ma è bio-psico-sociale. Non vi psicoterapizzerà lo psicologo di base, tutt’altro, potrete chiedere un appuntamento per un numero ristretto di incontri (massimo dieci), per comprendere assieme a lui il significato di quel sintomo, che se è presente vuole rivelare qualcosa, una situazione che non va, una crisi che stiamo vivendo, la difficoltà a sganciarci da alcuni rapporti, da situazioni lavorative stressanti, a metabolizzare alcuni lutti, ad affrontare crisi evolutive (distacco dalla famiglia di origine, matrimoni ecc.) e accidentali (divorzi, licenziamenti ecc.). E occorre qualcuno che vi aiuti a vederlo come un problema da risolvere, coinvolgendo le vostre risorse personali e ambientali, non come una patologia da identificare.

Il medico di famiglia vi è accanto per tutta la vostra vita, è testimone del vostro precariato lavorativo, delle crisi familiari, dei lutti, dei vostri successi… A voi però, può dedicare un quarto d’ora del suo tempo lavorativo, perché accanto a voi sono iscritte presso quel medico altre centinaia di persone, con i loro lutti, le loro crisi, i loro successi. Ha una visione olistica del vostro corpo, che solo in parte comprende la mente. Indeciso sulla causa del vostro sintomo, vi prescriverà medicinali, a volte integratori dall’effetto placebo, esami specialistici, e vi ritroverete a vagare in cerca della causa del vostro sintomo che non passa. E tra esami e ancora esami, troverete quell’errore, quel valore sballato, che comporterà ulteriori accertamenti, o sarete bollati come malati immaginari. Voi il sintomo lo avete, lo sentite, lo percepite, ma non riuscite a legarlo al particolare momento di vita che state vivendo. E l’origine del sintomo non è nella mente del paziente ma nel suo sistema relazionale e sociale di appartenenza (Balint, 1957) e/o è connesso al ciclo di vita della persona.

Stiamo dicendo che i medici sono inadeguati al loro ruolo? No, stiamo dicendo, dopo la lettura del saggio, che i medici che hanno sperimentato la vicinanza dello psicologo di base hanno compreso l’importanza di considerare corpo e mente insieme, hanno percepito un decisivo miglioramento del loro rapporto con il paziente, lo hanno ascoltato più di quanto non facessero prima, che di sicuro era già tanto. E stiamo dicendo che i pazienti hanno accettato volentieri di parlare di fronte e con lo psicologo, hanno compreso il significato dei loro sintomi, sono guariti dando attenzione a corpo, mente e relazioni insieme. Non è un caso che diversi studi confermano che la medicina più usata dai pazienti è il medico stesso, ovvero il contesto in cui si prescrive il farmaco.
L’articolo è stato introdotto simpaticamente da una nota provocatoria: leggendo l’articolo potrete guadagnare 70.000 euro a persona. Gli autori di Dal sintomo alla persona hanno confrontato la spesa del singolo medico coinvolto nel progetto con la spesa media della ASL di appartenenza, vedendo un risparmio fino a settantamila euro in un anno. E, udite, udite, il risparmio è riferito solo alla spesa relativa ai farmaci. Mancano i dati sui costi di vari accertamenti (TAC, analisi ecc.). Certo, siamo consapevoli che questo dato farà aprire le orecchie dei politici e dissotterrare le asce di guerra alle lobby farmaceutiche, ma ogni rivoluzione ha i suoi costi e benefici.
La rivoluzione è insita nel passaggio che ho già avuto modo di citare in un mio precedente articolo su Patrioti: quello da un modello malattia a un modello salute. Gli USA ci hanno insegnato i risparmi della prevenzione, e molto si sta facendo in tal senso, forse anche troppa informazione, fra poco avremo uomini che vanno a controllare le ghiandole mammarie, sia mai avessero un tumore al seno!

La prevenzione è utile e necessaria, e fa risparmiare milioni di euro rispetto alle cure, ma ha lo svantaggio di appartenere a un modello secondo il quale si è in salute se non c’è la malattia. La promozione, altresì, appartiene al modello salute, che ha una sua tassonomia, i suoi sintomi positivi, e svariate modalità di aumentarli, anche in presenza di malattia. Comporta un risparmio superiore alla cura e alla stessa prevenzione.
Significa evitare la prevenzione? No. Significa che si eviteranno del tutto gli accertamenti specialistici grazie allo psicologo? Nemmeno. E le risposte affermative sarebbero fuorvianti e prive di senso logico ed etico. Significa prescrivere un accertamento e una farmacoterapia solo quando è strettamente necessario, valutato l’aspetto psicologico, sociale e biologico del paziente.
E dove si trovano i soldi per pagare gli psicologi di base? Moltiplicate 70000 euro annui, che già di per sé sono quasi tre volte un reddito annuo dignitoso, per un numero cospicuo di medici, aggiungete il fatto che si propone la presenza dello psicologo per uno, massimo due giorni, tra quelli di ricevimento del medico, e avrete uno stipendio nella norma per lo psicologo e un congruo risparmio da mettere a bilancio.
È una rivoluzione sociale, politica, sanitaria ed economica. Comporta un allargamento dell’attenzione, per l’appunto, dal sintomo alla persona. Perché in ogni contesto sanitario, studio del medico di base compreso, non entreranno mai i sintomi, ma le persone.

La nostra Patria è pronta per questa rivoluzione?
Per un approfondimento scientifico sulla sperimentazione si può leggere on line il numero 01/2011 della rivista Psicologi verso la professione (pp. 11 e seguenti): http://www.psy.it/allegati/g_2011_01.pdf
Per una panoramica completa della sperimentazione, dei casi incontrati, dei risultati economici e scientifici, si consiglia la lettura di Solano L. (a cura di,) Dal sintomo alla persona, medico e psicologo insieme per l’assistenza di base, 2011, Milano, FrancoAngeli editore.

Scritto da Giovanni Garufi Bozza

Giovanni Garufi Bozza

Sono uno psicologo, anche se nel tempo libero mi diletto a scrivere e questo fa di me, casualmente, uno scrittore.
Ho pubblicato due romanzi, Selvaggia, i Chiaroscuri di Personalità e Alina, autobiografia di una schiava. Amo la politica come scienza architettonica finalizzata alla costruzione e alla promozione del bene comune