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L’Italianità: un patrimonio di valori condivisibili

L’Italianità: un patrimonio di valori condivisibili

 La Storia va avanti, con il “fluire del tempo che passa”, in un continuo processo dialettico tra conservazione e innovazione. Un processo selettivo che genera, mantiene e distrugge sia cose materiali che dati immateriali legate alle res gestae delle vicende umane. E’ questa considerazione semplice, il punto di partenza e la chiave di lettura cui voglio ricorrere per proporre un mio ragionamento attorno alla parola “patriota” la quale oggi è praticamente in disuso e pare persino un concetto anacronistico perché nel novero delle parole archiviate nella memoria del passato.

Ahinoi! il globalismo incombe sul cammino dell’umanità in un tempo, quello del Nuovo Evo, che ci parla di un’altra storia con verbi e vocaboli diversi, visioni e valori nuovi. Ci si può domandare che senso abbia dirsi “patriota” in un mondo post-moderno dove il fenomeno del trans-nazionalismo e la tendenza sempre più incisiva verso un cosmopolitismo della realtà dovrebbero spingerci verso un nuovo universalismo. Ci si può domandare che senso abbia il “patriottismo” se le sfide sono di dimensioni planetarie. E poi perché attardarsi su un concetto quello di “patria” oggi che la Grande Storia entra nell’era della “fine della geografia” con la crisi di sovranità degli stati nazionali? Ecco alcune obiezioni che potrebbero bastare per bollare come superfluo ogni discussione o ragionamento che, al netto della semantica e della semiotica, pare un esercizio inutile.

Invece no! Un senso ce lo può avere purché non ci ancori su nostalgie di un passato che non ritorna, o non sia il pretesto per prendersela con chi per ragioni varie può essere visto come diverso e in quanto tale un nemico. Patriota è una parola che ha ancora senso e pertinenza se il significato intrinseco si riconduce al nucleo di valori che hanno dato contenuti stessi a cui alludeva la parola. “Patriota” – si legge nel dizionario –  è “chi ama la patria, in particolare chi combatte e si sacrifica per essa” laddove “Patria” sta per “la terra propria di un popolo, alla quale ciascuno dei suoi membri sente di appartenere per esservi nato e per i molteplici vincoli di carattere giuridico, affettivo, culturale ecc.. che lo legano a essa”. Ecco da queste definizioni si evidenzia il fatto che sono parole belle ma soprattutto rinviano a valori che ancora oggi hanno la loro pertinenza e utilità. Ne è una prova le ultime elezioni europee le quali hanno avuto come filo rosso proprio il tema del patriottismo, naturalmente con interpretazioni diversi tra di loro e a secondo delle sensibilità politiche. C’è chi pensa all’Europa come Patria post-nazionale e chi vuole rialzare la bandiera della propria nazione. Tra destra e sinistra, tra europeismo e neo-nazionalismo, tra vincitori e perdenti tutti sono stati in qualche modo al sentimento patriottico. E qui sarebbe da ragionare anche sul concetto di cittadinanza ma ci porterebbe lontano.

Detto tutto ciò, quel che mi preme dire in questa nota è che per me “Patriota” è una bella parola, e che oggi come non mai il sentimento patriottico serve al sistema-paese. Lo so che è stato ascritto come parola-chiave del vocabolario della destra nazionalista e reazionaria e che a sinistra viene considerata una parola “sospetta”. Non mi sfugge neppure il fatto che in Italia, per ragioni storiche e politiche, il sentimento nazionale non è mai andato oltre i confini di un campanilismo provincialista. Tuttavia ritengo necessario che il centrosinistra si riappropri di questa parola per palesare l’esigenza di una nuovo slancio collettivo che faccia leva proprio sul sentimento patriottico per rimettere in pista il paese. Oggi come non mai, l’Italia è chiamata ad assolvere un ruolo importante in Europa e nel mondo. Dalla costruzione degli Stati Uniti d’Europa alla gestione della crisi in Libia,  all’Italia si chiede un ruolo di leadership che non potrà assumere senza un’idea di paese, una consapevolezza di sé e una volontà collettiva di stare in un certo modo sulla scacchiera internazionale. L’Italia deve fare l’Italia. L’Italia deve ritrovare se stessa, la propria identità per poter affrontare questi compiti gravosi che solo un sentimento di amore e di responsabilità condivisa, a prescindere delle differenze culturali o di strategie politiche. Non sto chiedono un neo-nazionalismo di ritorno, ammesso che ci sia mai stato. Chiedo solo di fare leva su quell’italianità che, oltre ad essere valore aggiunto per l’economia e la cultura millenaria di quel bel-paese, diventi anche una leva politica. Serve un patriottismo inclusivo e aperto che faccia dell’italianità un nucleo di valori condivisibili.

Dunque, sapendo che la vera leadership tra le nazioni nel mondo d’oggi non si misura con la potenza militare bensì con gli standard che una nazione guarda a sé. L’italianità può vantare standard alti con cui presentarsi al mondo. Infatti, altrove l’umanesimo italiano allude a qualità, intelligenza e generosità. Il genio italico ha lasciato tracce indelebili nel progresso della civiltà umana. Quanta eccellenza italiana, quanti premi Nobel! Certo c’è stata purtroppo una progressiva erosione di genio, un’assuefazione al degrado culturale e politico che ha generato pigrizia ma anche senso di smarrimento. Quante volte abbiamo visto i nostri governi derisi e umiliati, quante volte abbiamo recitato ruoli del buffone rendendo il paese poco credibile. Ora Basta l’Italia può e deve ricominciare a fare l’Italia! E ci riuscirà se riesce a disfarsi dai mali profondi che l’hanno affetto: egoismo, furbizia, corruzione, cinismo, menefreghismo e masochismo. L’Italia deve alzare la testa. Cogliamo il messaggio del voto europeo, un voto di speranza per abbassare i toni, per accantonare le passioni distruttive, le recriminazioni reciproche e cerchiamo anche nella diversità di convenire su un punto: l’esigenza di rinascita politica e culturale che faccia leva sull’etica, la responsabilità, la solidarietà e lasciatemelo dire: un po’ più di amore per la “patria” perché questo è l’identità del patriota.

Scritto da Aly Baba Faye

Aly Baba Faye

Nato a Rufisque (Senegal), vive in Italia da 30 anni, è sposato con una donna italiana e ha 3 figli. Sociologo, esperto di politica dell’immigrazione è stato tra i pionieri del movimento antirazzista e per i diritti degli immigrati in Italia. E’ pubblicista e collabora con diverse riviste a livello nazionale e internazionale.