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Leopolda 2014, un’officina di Idee

Leopolda 2014, un’officina di Idee

Leopolda 2014, prima Leopolda di governo. I monitor esterni trasmettevano immagini di garage e officine… mai paragone fu più indovinato! Proprio questo è stata la Leopolda, un’officina brulicante di idee, in cui ogni singolo partecipante è stato un meccanico che ha contribuito a metterle insieme.

Era impressionante la quantità e la varietà di persone che si aggirava per la vecchia stazione. Dai bambini in passeggino agli anziani che avevano ancora qualcosa da dire. Nessuno di loro aveva un invito per questo evento, ed è proprio questa la differenza tra la Leopolda e qualsiasi altra convention di una qualunque delle mille aree del Partito Democratico: lì se non hai un invito non puoi neanche lontanamente pensare di avvicinarti, qui ci si invitava da soli. Bastava una semplice pre-registrazione online, o addirittura presentarsi direttamente ai desk all’ingresso. Ma c’era di più.

Ognuna delle persone che da tutta Italia era accorsa a Firenze non aveva affrontato un viaggio più o meno lungo per ascoltare, ma per dire la propria. In molti immaginano la Leopolda come il solito convegno in cui i relatori sono sempre i soliti nomoni arci-noti convinti di avere la verità assoluta. Anche a Firenze c’è stata la parte relativa agli interventi e alle relazioni, ma chiunque ha potuto inviare il proprio contributo e salire sul palco. A fianco a ministri, deputati, imprenditori importanti e conosciuti anche fuori dall’Italia si sono susseguiti precari, studenti, piccoli imprenditori e imprenditori più importanti di realtà di cui il nostro Paese dovrebbe farsi vanto ma che nessuno conosce. Chiunque in quattro minuti ha potuto raccontare la propria esperienza, rivelare i propri sogni e le proprie aspettative, portare avanti le proprie proposte davanti a una platea enorme. Ma la Leopolda è stata ancora di più. Solo una delle tre giornate era infatti riservata agli interventi dal palco. Il cuore pulsante di questo evento sono stati i tavoli di lavoro. Cinquantadue tavoli la mattina, altrettanti il pomeriggio, tenuti da ministri, deputati, senatori, amministratori o responsabili di partito, ma a cui chiunque ha potuto partecipare. La cosa che mi ha più stupito è stata la presenza di quasi tutto il Partito Democratico, e non, come in molti credono, solo dei fedelissimi di Matteo Renzi.

I “titolari” dei tavoli di lavoro erano stati scelti per la specifica competenza riguardo a singoli temi e non per l’appartenenza a questa o quell’altra area del partito. L’affluenza è stata enorme. Le sedie a disposizione sono finite in fretta ed era una continua caccia a dove potersi mettere per partecipare. Io ho seguito i lavori dei tavoli relativi alla scuola, i più affollati, dato che la tematica è all’ordine del giorno per la consultazione che il Governo sta effettuando sul documento “la Buona Scuola”. Professori, presidi, precari, studenti, genitori e chi, come me, era semplicemente interessato al tema ha avuto la possibilità di far arrivare le proprie lamentele, le proprie idee e soprattutto le proprie proposte direttamente a chi, di quei temi, si occupa “ai piani alti”. Ognuno di noi è stato ascoltato con attenzione e interesse, ma ascoltato davvero.

Alla conclusione di ogni tavolo è stata creata una mailing list per continuare il lavoro e l’ascolto iniziato, in modo tale che non vada perduto e dimenticato. Il pensiero non poteva che andare alla manifestazione della CGIL che in contemporanea si stava tenendo a Roma contro il Jobs Act. E anche lì la differenza mi è sembrata lampante. Io ho avuto la possibilità di far arrivare la mia voce a chi davvero può fare qualcosa di concreto. Ho avuto la possibilità di esprimere le mie opinioni, le mie idee e le mie proposte, che sono state ascoltate e prese in considerazione. Chi ha partecipato alla manifestazione, per quanto assolutamente lecito, non ha fatto altro che dire “no” e accodarsi a  quanto sostenuto anche da altri. Ciò che spero è che l’atteggiamento di ascolto e di confronto che il Governo ha dimostrato di poter avere nella tre giorni fiorentina, impari ad averlo anche verso chi legittimamente esprime il suo dissenso.

Con questo non voglio dire che l’azione dell’esecutivo debba essere bloccata ogni volta che si esprime una posizione contraria, ma che il premier e la sua squadra devono essere capaci di ascoltare e comprendere posizioni diverse dalle proprie e cercare di arrivare alla sintesi migliore. Il nostro Paese ha bisogno di decisioni nette, che devono essere prese sicuramente tenendo in considerazione le diverse posizioni, ma senza la paura di scontentare qualcuno. E il delicato compito del presidente del consiglio è prendere queste decisioni e avere la capacità di spiegarle e farle comprendere. Se davvero questo sarà lo spirito del Governo, uno spirito di confronto e ascolto reale di ogni istanza che porti a scelte decisive per l’Italia, allora inizio a crederci sul serio a quel titolo della Leopolda dall’apparente scarso significato. È proprio vero…il futuro è solo l’inizio!

Scritto da Alessia Fortino

Alessia Fortino

Classe ’92, studentessa di Giurisprudenza con la strana malattia della politica. A 15 anni ho fatto la prima tessera del PD con l’idea di cambiare il mondo…un sogno che ancora conservo. Al mio circolo tutti aspettano con ansia le primarie per assaggiare i miei dolci, la pasticceria è l’altra mia grande passione.