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L’appello del Sindaco

L’appello del Sindaco

Sono Sindaco da soli due mesi di un comune di 20.000 abitanti e la più grande difficoltà che ho trovato riguarda la possibilità di svolgere una vera programmazione, anche solo triennale, in tutti i settori che riguardano la gestione dell’ente.

Una programmazione impossibile, ma una programmazione che invece dovrebbe essere il centro dell’agire amministrativo di una giunta, l’unità di misura su cui chiamare la politica locale a confrontarsi, ma anche la prospettiva in cui dare concretezza alle proposte della campagna elettorale e quindi risposte ai bisogni dei propri concittadini. Perché se è vero che un tempo le campagne elettorali rischiavano di essere la gara a chi la sparava più grossa, lasciando ai candidati la possibilità di dare libero sfogo alla propria fantasia, oggi le stesse si sono trasformate in un momento in cui è impossibile raccontare davvero i propri progetti e in cui diventa fondamentale essere in grado di trasmettere l’idea di comune a cui si tende. Appunto, l’idea cui si tende, non quella che si ha intenzione di realizzare perché non si conoscono gli strumenti e le leve fiscali che si avranno a disposizione per agire.

I nuovi principi di contabilità armonizzata, sperimentale per alcuni Enti locali nel 2014 ma obbligatoria per tutti a partire dal 2015, dovrebbero aiutare questa prospettiva. Oltre a una gestione per cassa della finanza locale, il nuovo Documento Unico di Programmazione prevede al suo interno una sezione strategica, in cui sviluppare e aggiornare con cadenza annuale le linee programmatiche di mandato contestualizzandole all’interno anche di un percorso di riforme nazionale. Da solo un documento però non basta, servono passaggi concreti e serve ancor di più una politica degli enti locali nuova.

Non provo neanche a riscrivere tutti i nomi che le varie imposte comunali hanno assunto in questi ultimi anni perché sono sicuro che ne dimenticherei qualcuna, ma è proprio questa confusione il primo sintomo di quanto sia diventato impossibile per un Sindaco avere una politica di prospettiva pluriennale e di ampio respiro sugli investimenti.

Abbiamo bisogno di un nuovo patto con il governo. Imposte certe, che non siano più soggette a ulteriori modifiche nei prossimi anni. Irpef, Imu e Tasi non devono essere modificate e le leve per agire sulle stesse non devono essere riviste al ribasso.

Eliminiamo i trasferimenti statali che sono sempre meno e sempre più incerti . Diamo piena attuazione a quell’autonomia finanziaria di cui parla l’art. 119 della Costituzione alleggerendo la pressione fiscale del nostro Paese e consentendo ai Comuni una maggiore autonomia impositiva.

Eliminiamo il vincolo del patto di stabilità. Abbiamo paura che gli enti locali creino debito (ad oggi i Comuni sono comunque gli enti locali con il minor indebitamento)? Bene, dimezziamo la capacità di indebitamento che hanno oggi i nostri Comuni e troviamo dei meccanismi per sanzionare quelli meno virtuosi.

E’ una sfida, ma credo che i nostri amministratori siano pronti ad affrontarla. Io non voglio avere scuse per dire che è colpa di altri se un progetto non viene realizzato ma è chiaro che ad oggi disponiamo di strumenti totalmente insufficienti. La programmazione non serve agli amministratori per misurarsi ma ai nostri cittadini per avere certezze.

Scritto da Yuri Santagostino

Yuri Santagostino

Sindaco di Cornaredo, in provincia di Milano. Ha iniziato ad interessarsi di politica dopo il G8 di Genova, è stato il primo segretario del Partito democratico del proprio circolo a 23 anni.
Ha lavorato come collaboratore parlamentare e si occupa di ciclo di gestione dei rifiuti.