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La Lega nord del 2014

La Lega nord del 2014

Un nome fortunato. In questa stagione politica chi si chiama Matteo sembra un predestinato. E non vogliamo parlare del Premier ma dell'”altro” Matteo che ha vinto le elezioni europee del 25 maggio. Salvini è nato e cresciuto in punta di piedi nell’universo leghista decadente dell’ultima fase di Bossi, quella degli scandali e del consenso a percentuali da partito dei pensionati.

Salvini, però, ha superato Tosi, Zaia, Pini, Giorgetti e altri astri più o meno nascenti della galassia leghista e ha vinto le scarne primarie che lo hanno portato a diventare segretario, ottenendo il consenso necessario fino a confermarsi nel congresso della settimana scorsa. Salvini è quindi in primis un rottamatore. Un rottamatore “gentile” o per meglio dire “sottile”. Senza insultare o condannare l’ingombrante padre malato Bossi, ha di fatto eliminato il suo “cerchio magico”, per altro sconfitto dalle inchieste giudiziarie, ed ha effettivamente rinnovato i vertici della Lega.

E’ nata dunque, grazie al ragazzone milanese, un’altra Lega. La Lega del 2014. Ma cos’è questa Lega? La politica e la comunicazione di Salvini sembrano fatte apposta per intercettare un elettorato o, come direbbero gli esperti, uno”spazio politico”. Quello di destra. Vera destra sociale. Un elettorato che non è mai scomparso. Da sempre legato all’MSI di Almirante poi conquistato e deluso da Gianfranco Fini,  catturato da Berlusconi con mille distinguo e poi ramingo, cercando nelle deboli braccia politiche di Giorgia Meloni o Guido Crosetto o peggio Ignazio La Russa, un appiglio al naufragio.

Alcuni di questi italiani orgogliosamente di destra hanno votato Salvini alle europee. Fregandosene che stavano votando il segretario della Lega Nord.

I capisaldi del discorso politico di Salvini sono semplici. Lotta all’immigrazione, legalità, difesa dell’italianità (sic!), strenua lotta alla casta dei politicanti corrotti,  guerra alle banche e ai famigerati “poteri forti”, non meglio precisate misure economiche anti-crisi, strenua difesa della tradizione cristiano cattolica, nessuna apertura ai diritti delle persone omosessuali, e altro su questo tenore.

E la secessione? e il federalismo spinto? E Roma ladrona? E il Nord prima di tutto? E il Po? E Borghezio? E la bagna cauda? (così per sdrammatizzare). Tutto sparito dalla comunicazione della campagna elettorale di Salvini. Il nostro, addirittura, a portare avanti le sue nuove parole d’ordine si è spinto fino a Roma appunto, e a Napoli dove per poco non è stato preso a bottigliate in faccia.

La rottamazione di Salvini, seppur lieve nei toni, è stata, se possibile, più dura di quella di Renzi. Non solo un cambiamento di protagonisti ma proprio la politica e le parole d’ordine messe in soffitta. E allora, cos’è adesso la Lega? E qui nascono gli equivoci. Che si possono riassumere in due grandi filoni. Il primo è proprio quello che il segretario della Lega ora non fa più il leghista. Non è più all’ordine del giorno quell’attenzione alla difesa delle prerogative del nord produttivo come prima. Cosa votano ora le orgogliose camicie verdi? Votano il loro segretario o un nuovo Almirante?

E poi come possono gli elettori del centro e del sud porre il loro segno sul simbolo della Lega Nord pur condividendo le proposte di Salvini? Il voto al sud infatti è stato irrisorio (segno che l’exploit del nostro poteva essere ancor più marcato) come sciogliere tali nodi?

E poi il secondo equivoco. La collocazione e il sostanziale ruolo della Lega nel futuro centro-destra, anche alla luce dell’assoluzione in appello di Berlusconi per il processo-Ruby che rilancia di fatto l’ex Cav, impegnato tra l’altro a mantenere le promesse del patto del Nazareno. Sono dei giorni di metà luglio infatti le contumelie che proprio Salvini si è scambiato con Alfano. Per il primo, il segretario dell’NCD è uno che rovina il paese con il suo impegno nell’operazione Mare Nostrum, mentre per Alfano il segretario della Lega è un razzista.

E poi, Salvini è un vero e proprio leader di massa, come sembra lui aspiri ad essere? Con questa politica? Di certo attira quell’elettorato di cui sopra. Occupa uno spazio. Ma potrà mai essere il capo di una coalizione? Arrivare al 50% e oltre di voti? E’ il tempo cruciale per Salvini. Il rischio per lui è che le sue contraddizioni lo portino al prematuro tramonto. Un’occasione sprecata?

Scritto da Gianluca Garro

Gianluca Garro

Classe 78. Giornalista. Addetto stampa al Dipartimento della Protezione civile. Alle prese con emergenze piccole e grandi. Prima ancora a Palazzo Chigi con Romano Prodi, che giustamente lo prende spesso in giro. La comunicazione in specie quella politica e istituzionale nella mente, tutti i giorni.