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La Jihad in casa…

La Jihad in casa…

I fatti di Parigi hanno scardinato un’altra convinzione dell’epoca dell’innocenza occidentale sulla violenza jihadista: che alcuni luoghi che noi riteniamo “sacri” non vengano toccati e che la libertà di espressione debba essere sempre garantita e lontana da episodi di violenza.

Invece i jihadisti hanno messo in pratica ciò che da sempre avevano minacciato. Perché i terroristi sono pratici e non si nascondono. Non vivono in clandestinità come i vili brigatisti degli anni di piombo che comunicavano con oscuri volantini dal linguaggio incomprensibile.
La reti dell’ISIS e di Al Qaeda propongono le loro visioni delle cose su internet, su Twitter e Facebook con account raggiungibili da tutti, facilmente. O con video ben confezionati postati su Youtube.
In questo contesto si inserisce la scelta di numerosi giovani immigrati di seconda e terza generazione di entrare a far parte più o meno attivamente delle cellule terroristiche, arrivando a raggiungere in numerosi casi la Siria.

Dal 7 gennaio sui giornali si parla di ogni minimo aspetto della tragedia. Nonostante questo, ciò che appare più difficile da decifrare sono i motivi che spingono tanti giovani a fare la scelta totalizzante di abbracciare la causa jihadista fino alle estreme conseguenze.

Nemmeno i tanti esperti di Islam  sono giunti ad una risposta definitiva, che peraltro, nel campo della sociologia è arduo raggiungere. Si può però individuare alcuni aspetti importanti. In particolare tre.

L’ATTIVITA’ DEGLI IMAM
E’ la predicazione di personaggi carismatici, dotati di grandi capacità di appeal che ha portato in numerosi casi alla radicalizzazione delle idee e delle azioni di tanti giovani di seconda e terza generazione. La totale mancanza di una disciplina e di una direzione condivisa tra i predicatori di una religione (nella sua parte sunnita) che non è organizzata come una chiesa e non prevede un clero “autorizzato” ha portato all’affermarsi di un ritorno alla teorizzazione dell’integralismo con pratiche non conformi alle abitudini del nostro tempo. Una “purezza” che affascina. Per il messaggio grande e “salvifico”, per la speranza di una vita pienamente vissuta che da’ a tanti giovani.

IL FASCINO DEL CAMBIAMENTO.LE RAGIONI DELL’IDEALISMO
Molto significative sono le immagini della propaganda dell’ISIS che ritraggono momenti di entusiasmo e di cameratismo tra i miliziani. Al netto del loro intento promozionale (qui si è felici e si combatte dalla parte giusta) esprimono un vero entusiasmo di questi giovani. Sembra lo stesso entusiasmo che muoveva i giovani militanti della lotta “continua” degli anni 60 e 70 in Europa e negli Stati Uniti. Certo, siamo in campi diversi e allora tutto era cominciato con il mito della non violenza ma la lotta armata s’era imposta quando era nato il conflitto degli anni di piombo. Sotto il fuoco del terrorismo islamico c’è anche questo. La ricerca di una “vendetta” nei confronti del mondo “infedele” che ha il volto per tanti ragazzi dell’oppressione economica e sociale dei grandi ghetti delle metropoli europee. Quei paesi e quelle nazioni che hanno deciso il destino del mondo arabo centinaia di anni fa, che hanno portato avanti il sistema delle colonie. Responsabili agli occhi di tanti giovani di oppressione e di morte. E allora l’ISIS è la risposta. Una risposta finalmente organizzata, forte e fedele. Perché lo dice il Corano. Allora è giusto.

LA STRUTTURA DELL’ISIS
La novità è l’ISIS. La formazione che ha la sua struttura centrale a Raqqa in Siria e nasce da una costola di Al Qaeda. In particolare, dalla “sezione” irachena, fondata da Al Zarqawi, terrorista giordano ucciso dalle forze occidentali dopo la guerra in Iraq del 2003. Zarkawi era famoso non solo per il suo integralismo ma per la particolare efferatezza delle sue azioni con decapitazioni e altre nefandezze realizzate in nome della Jihad.
La vera novità sta nel fatto che i seguaci di Zarqawi hanno saputo essere pazienti e dopo aver ricevuto finanziamenti e ingrossato le loro fila hanno approfittato della rivolta in Siria del 2012 scoppiata per abbattere il regime di Bashar Al Assad. Con una notevole organizzazione militare e un ingente numero di uomini si sono impadroniti di metà del territorio siriano allargandosi all’Iraq nord-occidentale fino a Falluja e Mosul raggiungendo le vicinanze della capitale Baghdad. Molto presto gli uomini dell’ISIS hanno dichiarato la nascita del nuovo Califfato di Abu Bakr Al Baghdadi. Uno stato quindi, un’organizzazione funzionante o almeno così appare dai filmati di propaganda affidati ad alcuni giornalisti occidentali costretti a collaborare. Grande è quindi la differenza con l’organizzazione seppur notevole ma clandestina e “nomade” di Al Qaeda. Per la prima volta i giovani “foreign fighters” hanno una bandiera da issare, un territorio da raggiungere, una guerra simmetrica da combattere, un nuovo “mondo” da costruire, dei valori da rendere vivi e stabili in un paese. Stupefacente.

Sono questi solo alcuni tra gli aspetti che possono aiutare ad avere conoscenza e consapevolezza del fenomeno. Una faccenda molto complessa con motivi economici, sociali, religiosi, politici, sociologici e psicologici alla radice. Una sfida che fa tremare i polsi ma allo stesso tempo il solo conoscerla aiuta e come dice la saggezza popolare è metà dell’opera.

Scritto da Gianluca Garro

Gianluca Garro

Classe 78. Giornalista. Addetto stampa al Dipartimento della Protezione civile. Alle prese con emergenze piccole e grandi. Prima ancora a Palazzo Chigi con Romano Prodi, che giustamente lo prende spesso in giro. La comunicazione in specie quella politica e istituzionale nella mente, tutti i giorni.