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Innovare nell’educare

Innovare nell’educare

C’è un inglese, un francese, un tedesco e un italiano. Pare una barzelletta, ma le avventure comparatistiche di Pierino e i suoi amici talvolta hanno qualcosa di metodologico da insegnarci.

Se infatti andiamo a vedere cosa succede nelle politiche educative degli altri paesi scopriamo un’organizzazione (politica, burocratica e lessicale) che potrebbe avere qualcosa da insegnarci.

Partiamo dalle parole che danno il senso del mondo in cui viviamo. Education in inglese, Éducation in francese, Bildung in tedesco. In italiano esiste il termine Educazione, che tuttavia circoscrive un ambito di competenza familiare, legato alla trasmissione di valori culturali, religiosi e sociali.

Ciò che in inglese, in francese e in tedesco viene detto con una parola, in italiano viene detto con tre: Educazione, Formazione e Istruzione. La prima di competenza della famiglia e dell’associazionismo, la seconda di competenza del Ministero del Lavoro, la terza del Ministero dell’Istruzione.

 

Tutto questo non ha solo ricadute di precisione terminologica, ma riflette l’organizzazione e la visione politico-statuale del nostro paese. Se infatti in Europa i paesi stanno lentamente comprendendo le mutazioni globali a cui stiamo andando incontro, l’Italia come al solito si mette orgogliosamente in ultima fila. Parliamo di mutazioni di un mondo in cui si guarda sempre più a “competenze” e “capacità” e sempre meno ai “titoli di studio”; un mondo in cui si dà grande valenza a ciò che si impara sul luogo di lavoro, nelle associazioni, nelle relazioni lavorative, nelle esperienze quotidiane; un mondo che considera la vita stessa come processo educativo e non soltanto i circoscritti momenti formalizzati all’interno di mura scolastiche o di centri specializzati.

Ecco che, dunque, evidenziamo il nostro ritardo epocale non avendo ancora compreso e assimilato questi cambiamenti globali. E’ per questo che rinchiudiamo i percorsi formativi all’interno dell’educazione formale, abbandonando gli studenti usciti dalle scuole ai rischi dell’obsolescenza delle proprie competenze. E’ per questo che valorizziamo poco la formazione personale e la partecipazione a percorsi di educazione degli adulti o di formazione continua, per giunta con enormi disparità in termini di equità di accesso ai percorsi di alta formazione o di specializzazione.

Siamo ancora ancorati a un’idea novecentesca dell’educazione, in cui tutto è incentrato sulla formalizzazione del percorso scolastico o universitario e ciò che è fuori da esso è lasciato alla libera iniziativa, personale o associativa che sia. Perdipiù la confusione di competenze governative di ambiti, che sempre di più sono intrecciati, ha ricadute anche nella relazione con le istituzioni sovranazionali: solo per fare un esempio, il commissario europeo con competenze in “Education and Training” (Androulla Vassillou per la commissione Barroso II) e responsabile del famoso progetto Erasmus + ha da interfacciarsi con tre dipartimenti diversi (Istruzione, Lavoro e Gioventù). Possiamo ben immaginare i gangli che bloccano l’implementazione delle varie politiche comunitarie .

Se dunque le parole hanno un senso, e lo hanno nella misura in cui rispecchiano una visione del mondo, ecco che una riforma coraggiosa delle nostre politiche educative appare urgente. Non soltanto per migliorare l’efficienza della macchina e l’efficacia delle policies, ma per avviare finalmente quella comprensione delle persone e dei loro percorsi formativi nell’era postmoderna e non più nell’era paleozoica. Dovremo sicuramente sorbirci grida di scandalo di sindacati e associazioni di categoria che grideranno alla distruzione dei “postifici” e delle rendite di posizione: ce ne faremo una ragione, amen.

Non possiamo più tollerare un paese che vive nella società della conoscenza con gli strumenti della scuola di massa novecentesca. Per fortuna troveremo presto il coraggio di innovare nell’educare. Di questo ne sono convinto.

Scritto da Carlo Terzaroli

Carlo Terzaroli

​Laureato in filosofia politica, studio educazione degli adulti e politiche della formazione. Nel frattempo cerco di guardare il mondo con gli occhi delle capitali. #abbestia è ormai uno stile di vita.