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Il Principio del Laicismo

Il Principio del Laicismo

Dall’ampiezza e dalla qualità dello spazio di dialogo pubblico dipendono l’apertura e la possibilità di crescita culturale di un Paese: la concreta libertà d’espressione e le possibilità effettive che una comunità offre ad ogni forma di partecipazione all’agire collettivo, compreso l’impegno diretto nel fare politica.

Questo spazio non è mai un dato inerte, ma è un luogo che ogni giorno si ricrea, che va curato, esplorato nei suoi limiti e vagliato nella sua reale agibilità.

A tal proposito, c’è un tema che alimenta dall’interno ogni tensione spirituale, sociale e politica possibile nella reale esistenza quotidiana di una comunità.

Ogni spazio d’azione e di pensiero è, infatti, strettamente connesso con un principio teorico, la cui forza astratta riverbera sempre i suoi effetti nelle pieghe più intime del tessuto sociale, determinando il grado stesso di libertà di un Paese e incidendo sul grado di espressione possibile di questa libertà e sulla sua organizzazione in diverse forme sociali: è il principio del laicismo.

Occorre innanzitutto distinguere il principio del laicismo dalla questione, molto spesso citata, della laicità.

Interesse di riflessione non è, qui, il tema della laicità, spesso definita solo a negativo come la condizione di chi non fa parte del clero, quanto il PRINCIPIO DEL LAICISMO, che in realtà è alla base della laicità stessa.

Perché vale la pena richiamare questo principio?

Perché da esso e a partire dalla sua origine è possibile capire il rilievo fondamentale che ha lo scenario effettivo di realizzazione del dibattito pubblico, lo spazio di dialogo a partire dal quale ogni persona può, singolarmente o in associazione, far maturare idee, dar vita ad attività, condividere progetti e lavorare alla cura del vivere insieme, nel rispetto di chi esprime pensieri e azioni differenti dalle sue.

È possibile, infatti, fare comunità solo se esiste uno spazio originario d’apertura, nel quale tutte le diverse espressioni ed esperienze sociali possano riconoscersi, distinguersi e rispettarsi nelle loro differenze, come parti diverse di un unico portato di pensiero, come espressione di un’unica realtà sociale multiforme.

Per chiarire il principio del laicismo, che è alla base del riconoscimento delle differenti espressioni di pensiero all’interno di una società ed è, quindi, la matrice teorica fondamentale perché la politica stessa sia possibile, occorre far riferimento al significato e alle origini del termine.

Le parole, riportate di seguito, sono del filosofo Nicola Abbagnano (Salerno, 1901 – Milano, 1990), il quale con grande chiarezza individua la struttura concettuale e storica del laicismo.

«Il laicismo è il principio dell’autonomia delle attività umane, cioè l’esigenza che tali attività si svolgano secondo regole proprie, che non siano ad esse imposte dall’esterno, per fini o interessi diversi da quelli cui esse si inspirano. […]

Esso non può essere inteso solamente come la rivendicazione dell’autonomia dello Stato di fronte alla Chiesa o per meglio dire al clero; giacché è servito anche, come la sua storia dimostra, alla difesa dell’attività religiosa contro quella politica e serve anche oggi in molti paesi a questo scopo; come serve a quello di sottrarre la scienza o in generale la sfera del sapere alle influenze estranee e deformanti delle ideologie politiche, dei pregiudizi di classe o di razza, ecc.».

Fu papa Gelasio I alla fine del V secolo con la teoria delle due spade, il primo a fare appello al principio del laicismo, rivendicando l’autonomia della sfera religiosa nei confronti di quella politica.

Con lo stesso principio il potere politico è difeso da quello ecclesiastico da Dante nel De Monarchia, da Marsilio da Padova nel Defensor pacis e da Guglielmo di Ockham, frate francescano del 1300.

« […] la teoria dei due poteri non è altro che l’appello all’autonomia delle sfere rispettive di attività e questo appello non trae la sua forza dalla particolarità delle dottrine ma dal riconoscimento dell’autonomia, che è il principio del laicismo».

Il laicismo è il principio fondamentale della cultura moderna ed è alla base delle rivendicazioni di Galilei della libertà della scienza dall’autorità ecclesiastica.

Anche lo sviluppo del sapere esige l’autonomia delle sue regole, cioè il laicismo.

«I soli autentici avversari del laicismo sono gli indirizzi politici totalitari, cioè quegli indirizzi che intendono impadronirsi del potere politico e esercitarlo al solo scopo di conservarlo per sempre. Tali indirizzi pretendono infatti di impadronirsi del corpo e dell’anima dell’uomo, per impedirgli ogni critica o ribellione».

« […] un indirizzo politico totalitario può essere agevolmente riconosciuto proprio dal suo atteggiamento nei confronti del principio del laicismo: sia che si appoggi a una confessione religiosa, sia che si appoggi ad un’ideologia razzista o classista o ad altra qualsiasi, esso tende in primo luogo a sminuire, ed al limite a distruggere, l’autonomia delle sfere spirituali, come tende a diminuire e a distruggere i diritti di libertà dei cittadini.

Il laicismo difatti è, sul piano dei rapporti delle attività umane fra loro, ciò che la libertà è sul piano dei rapporti degli uomini fra loro: è il limite o la misura che garantisce a quelle attività la possibilità di organizzarsi e svilupparsi, come la libertà è il limite e la misura che garantisce ai rapporti umani la possibilità di mantenersi e svilupparsi.

Riconosciuto nella sua struttura concettuale e storica, il principio del laicismo non mostra alcun carattere di antagonismo con alcuna forma di religiosità, neppure col cattolicesimo.

In primo luogo, esso è servito spesso ai cattolici per difendere l’autonomia della loro attività; e tuttora costituisce la politica ufficiale del cattolicesimo nei paesi in cui esso non ha un partito politico a sua disposizione, per es., nei paesi anglosassoni.

In secondo luogo, è interesse dei cattolici, come di tutti, che l’amministrazione dello stato, le scienze, la cultura, l’educazione e in generale le sfere dell’attività umana, si organizzino e reggano su principi che possano essere riconosciuti da tutti, cioè che siano indipendenti dalla inevitabile disparità delle credenze e delle ideologie, e perciò rendano efficaci e feconde le attività che su di essi si fondano».

Un’amministrazione politica che favorisca certi gruppi di cittadini a danno di altri, in base alle loro credenze o ideologie o appartenenze, rischia di diventare un’amministrazione inefficiente e corrotta e di fondarsi su una evidente violazione del principio del laicismo, poiché non rispetta e garantisce la separazione delle diverse sfere di competenza e di interesse.

Lo stesso può dirsi per un potere giudiziario che non applichi con attenzione ed equità la legge valida dello Stato, o nel caso di una ricerca scientifica che non agisca liberamente, fuori dall’ossequio nei confronti di obiettivi ad essa estranei.

«Il laicismo non è nell’interesse di questo o quel gruppo politico, religioso o ideologico; è nell’interesse di tutti. Posto, s’intende, che l’interesse di tutti sia lo sviluppo armonico delle attività che assicurano la sopravvivenza dell’uomo nel mondo» [da Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, UTET, pp. 517-518].

Secondo l’analisi compiuta da Abbagnano, l’autonomia tra le attività umane, difesa dal principio del laicismo, corrisponde a ciò che è la libertà sul piano dei rapporti tra i singoli.

Se è così, allora, ogni volta che il principio del laicismo è a rischio, o viene disatteso e violato, possono diminuire, fino a venir distrutti, i diritti di libertà dei singoli cittadini e può venir logorato e ridimensionato fino a sparire lo spazio d’espressione e il riconoscimento di questa libertà.

Il laicismo, infatti, non è nell’interesse di questo o quel gruppo, ma nell’interesse di tutti. E, per questo, da tutti, dovrebbe essere compreso, difeso e rispettato.

Credo che una comunità politica trovi la sua stessa origine e possibilità d’essere nel costante monitoraggio e nella perseverante attenzione nei confronti di qualsiasi tendenza a violare il laicismo.

L’incomprensione e il non riconoscimento di questo principio, infatti, determinano la latente sovrapposizione di poteri ed interessi appartenenti a sfere distinte dell’agire.

Questa sovrapposizione, quando si verifica, può ledere lo spazio originario dal quale tutte le differenze scaturiscono e si riconoscono e può amalgamare in modo negativo piani diversi del pensare e dell’agire, che, per svilupparsi liberamente, non dovrebbero confondersi e influenzarsi nei progetti, nelle scelte e nei fini.

L’azione politica, in uno stato democratico, dovrebbe essere sempre memore e garante delle parole vitali che definiscono l’essenza e la storia di questo valore, basilare per la maturazione del vivere insieme: dovrebbe costantemente prendersi cura del principio del laicismo, custodirlo e praticarlo. Perché se la libertà è il presupposto a che vi siano relazioni sociali, espressioni di differenti impostazioni di pensiero, il laicismo è lo spazio d’apertura originario che permette ad ogni diversità di essere: e, quindi, di venir riconosciuta, compresa e rispettata.

Scritto da Draga Rocchi

Draga Rocchi

Classe 78. Dottore di Ricerca in Filosofia. Collabora con la Cattedra di Estetica presso la Sapienza Università di Roma.
È impegnata attivamente in politica, in particolare sui temi cultura e immigrazione.