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Il Presidente venuto da lontano

Il Presidente venuto da lontano

Sembra come se una sorta di “effetto Bergoglio” sia entrato nelle case del popolo italiano trasformando l’iniziale incognita in accoglienza istantanea nei confronti del nuovo Presidente della Repubblica. Una fiducia riposta immediatamente nel’uomo “nuovo” che accede al Quirinale con l’ampio consenso del Parlamento Italiano.

Sono bastate una Panda e la Messa a piedi al Presidente Mattarella, per far sentire uniti questo popolo italiano?  Fino al giorno precedente, quando il nome cominciava a circolare, molti non avevano ben chiaro, rovistando nella memoria corta di cui soffre il nostro Paese, chi fosse quell’uomo dai capelli candidi e dagli occhi chiarissimi. Eppure quello era un cognome “famoso” , saltato alla cronaca nera del periodo delle stragi proprio trentacinque anni fa, ricordato poi da una lapide commemorativa e da qualche narrazione cinematografica. Sergio Mattarella entra in politica dopo l’uccisione del fratello Piersanti, nella Palermo degli anni ’80 dove chi intraprendeva una lotta ad armi impari nei confronti della mafia assassina per tranciarne i tentacoli nelle camere del potere, veniva assassinato. Causa-effetto della morte del fratello, religioso silenzio sul giorno in cui lo raccolse  dall’auto e portato in ospedale crivellato di colpi, per non uscirne mai vivo, senza cavalcare l’onda dell’antimafia esaltata, Sergio, più piccolo di sei anni, decide di combattere con la sua vita politica e personale  la guerra dichiarata alla sua famiglia e alla sua terra.

Palermo, città passionale che si incendia per una partita al pallone o per la processione della sua Santa Patrona, saluta quel Presidente lontano e vicino. Che vive a Roma ma che torna a casa, quella casa che tanto gli ha dato e che gli ha tolto, nella misura in cui  “sic ego nec sine te nec tecum vivere possum”, genetica isolana , malattia siciliana, appartenenza terrena. Tutti si sentono adesso vicini a quel cognome che ha segnato un giorno nero nella storia della città, uno dei tanti, uno dei troppi.

Sembra una giornata qualunque e invece ci si dimentica della terra dominata mai dominante, in cui nel Palazzo d’Orleans onorevoli personaggi cercano di trascinare da qualche parte senza destinazione le sorti della regione più a Sud d’Italia.

Il ciclone del populismo che impersevera ormai nella claudicante Europa fino all’estrema punta del Belpaese,  sembra cosi si sia inaspettatamente arrestato  di fronte all’elezione del dodicesimo Presidente della Repubblica, in un misto sentimento di riverenza e di attesa.

Un uomo dalle parole misurate che entra in punta di piedi, con il sorriso sottile della labbra rivolgendo “un pensiero alle difficoltà e alle speranze degli italiani”. E poi un passaggio alla Fosse Ardeatine, ricordare i morti per mano nazista e i morti per mano terrorista dei nostri giorni, le immagini delle esecuzioni islamiche imperverseranno nelle tv occidentali. Ci si ricorda dei vivi e si rende onore ai morti. In maniera garbata, senza urla e sbraiti, senza toni esacerbati dalla furia delle parole inutili e vuote. Sembra così rimettere insieme i pezzi di un’Italia bistrattata dai suoi stessi abitanti, dalla furia della paura, dall’incertezza del domani sotto l’apparente algida figura del Presidente arrivato da lontano. Una speranza nascosta verso l’uomo venuto dalla Sicilia nel riunire le anime sparse e molteplici della Patria.

Scritto da Marianna Lo Pizzo

Marianna Lo Pizzo

nata in Sicilia nel 1982, vivo a Palermo dove lavoro. Scrivo su un mio blog. Ho collaborato con Qdrmagazine, Ateniesi, Donne Europa e Madoniepress. Iscritta al Partito Democratico dalla sua nascita. Militante. Patriota.