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Dopo Ypres: la speranza europea e il cruciale ruolo dell’Italia

Dopo Ypres: la speranza europea e il cruciale ruolo dell’Italia

In apparenza dal  vertice di Ypres del Consiglio Europeo non è uscito nessun vincitore. Lo scontro tra i paesi rigoristi, come la Germania e l’Olanda, e gli altri Stati come l’Italia e la Francia ha registrato che i primi, il blocco dei paesi del Nord Europa, vogliono mantenere lo status quo mentre i secondi, in cambio di misure in grado di riformare lo Stato e di ridurre la spesa pubblica, chiedono la possibilità di spendere risorse pubbliche per investimenti mirati a favorire la crescita e lo sviluppo economico ovvero una maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole di finanza pubblica. Però poi alla fine nel testo prodotto dal conclave  che si è svolto nelle Fiandre e a cui hanno partecipato trenta leader (i ventotto dei paesi membri più i presidenti di Commissione e Consiglio Ue)  è stato registrato un preciso riferimento alla flessibilità grazie soprattutto al lavoro svolto dal Premier italiano Matteo Renzi.  Ma contemporaneamente, nello stesso  documento non vi è alcun accenno alle modalità con cui rendere più elastici i percorsi  per rispettare i  trattati e il Fiscal Compact.

Inoltre, tutti  i leader presenti in Belgio, hanno approvato le raccomandazioni della Commissione le quali  contengono obiettivi di politica fiscale ispirati a una rigida disciplina di bilancio. Per esempio per l’Italia vi è  l’obbligo di avere un  pareggio di bilancio strutturale nel 2015 (considerando la situazione di stagnazione dell’economia). Il governo del nostro paese  aveva chiesto di spostare il raggiungimento di questo obiettivo nel 2016 ma  la richiesta è stata respinta: l’Italia ha ad oggi un rapporto deficit/Pil non strutturale del 3% che dovrebbe scendere al 2.6%  per fine anno, mentre in termini strutturali è  prevista una correzione per il 2014 di  0.1 punti di Pil quando la Commissione ha chiesto un aggiustamento di 0.7 punti di Pil. Questo significa che, per rispettare gli obiettivi fissati dall’Ue, dovrà essere messa a punto una manovra finanziaria aggiuntiva di circa 12-15 miliardi di euro. Con l’adozione del meccanismo di flessibilità annunciato a Ypres, ovvero tenendo fuori dal calcolo del deficit spese per investimenti – soprattutto in settori come  ricerca ed edilizia  scolastica – e spese per cofinanziare i progetti europei, non sarà necessaria un’ulteriore correzione dei conti nel nostro paese. Si potranno invece spendere maggiori risorse per un minimo di dieci miliardi che porterebbero anche ad  un automatico rispetto dei parametri fissati in sede europea.  In cambio di questa opportunità  l’Italia proseguirà l’ambizioso, definito così dalla stessa Commissione, progetto di riforme strutturali principalmente nel mercato del lavoro e nel mercato dei prodotti  che dovrebbe portare, a regime nel 2017,  a una crescita del nostro Pil di 2,2 punti percentuali in più rispetto al normale andamento dell’economia. Inoltre, per rispettare il fiscal compact, che prevede una diminuzione automatica del rapporto debito /Pil oggi al 135%, l’esecutivo sta mettendo in campo un programma di privatizzazioni e dismissioni dal valore di 15 miliardi l’anno fino al 2017.

Come si evince da queste considerazioni  dalla riunione  del Consiglio Europeo  belga tra i rigoristi sempre e comunque e chi vuole una flessibilità permanente e un cambio dei trattati solo in apparenza non ha vinto nessuno: se da un lato le regole e i numeri non si cambiano dall’altro è prevista la flessibilità in cambio delle riforme. Il governo italiano ha  quindi segnato alcuni punti a suo vantaggio. Questo contesto è simile a quanto avvenuto  nel 2005 quando la Commissione diede un interpretazione meno rigida e più flessibile dei parametri di Maastricht del 1992 – ovvero rapporto debito/Pil al 60% e rapporto deficit/Pil al 3% – dal momento che quasi nessuno, nemmeno la Germania, aveva rispettato queste stesse regole. L’Italia  con il fatto che si è insediata alla presidenza dell’Ue può giocare un ruolo fondamentale in questa partita: oltre all’attuazione delle regole flessibili ha anche l’obiettivo della creazione dei Project bond e un maggiore utilizzo della Bei per effettuare nuovi investimenti ( si parla di un piano da 240 miliardi).

In conclusione la riunione di Ypres sancisce che solo in apparenza non c’è stato nessun vincitore. Nei fatti vi sono le concrete premesse proprio per quello che più si auspica in questo momento: una crescita del Pil non solo italiano ma anche europeo.

Scritto da Andrea Rollin

Andrea Rollin

Andrea Rollin. 27 anni, laurea in economia politica alla Sapienza. Sto seguendo un dottorato in economia politica trattando gli argomenti inerenti al mercato del lavoro. Fin da piccolo seguo politica e temi economici. Convinto democratico, svolgo attività politica nella mia città Roma e nel mio territorio con incarichi istituzionali. Altra grande passione il ciclismo.