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Dall’incendio della “Narodni dom” salviamo il patrottismo

Dall’incendio della “Narodni dom” salviamo il patrottismo

13 luglio 1920, Trieste, la Narodni dom (casa nazionale, luogo culturale della comunità slovena), brucia sotto i colpi inferti dalle squadre fasciste. È uno dei primi esempi di squadrismo organizzato e segna la prima frattura fra gli italiani e le popolazioni slave della Venezia Giulia. Il fascismo al confine orientale non è solo figlio del semplice squadrismo antisistema tipico del resto d’Italia, ma ha anche un elemento spiccatamente originale, ovvero il razzismo etnico. Il fascismo di confine sente fin dall’inizio come compito speciale quello di difendere la patria e l’italianità delle terre irredente.

Il fascismo per vent’anni ha avuto il monopolio del concetto di patria e lo ha potuto declinare a proprio piacimento. Per chi ha militato e milita ancora oggi a sinistra, termini come patria e nazione sono stati banditi per molto tempo o comunque largamente sottaciuti fino ai giorni nostri. Patria e nazione sono sempre appartenuti al bagaglio culturale tipico della destra più estrema, neanche tanto di quella liberale, ma la loro origine non è certo riconducibile al mondo politico di destra.

La nazione è un concetto sviluppatosi durante la Rivoluzione Francese con una finalità specifica. Eliminata la monarchia, bisognava trovare un nuovo collante che potesse tenere assieme il popolo e questo collante fu proprio la nazione. Una lingua comune, una cultura comune, una terra natia, tutti elementi che contribuivano a dare sostanza al termine nazione e che servivano però per una finalità ben specifica, quella di dare forza allo Stato repubblicano, che altrimenti, con la sola legittimità popolare, non era in grado di reggersi. Da qui il passaggio all’idea di Stato-Nazione fu breve.

Il nazionalismo di inizio Ottocento si caratterizzavano per avere una doppia finalità, cercava da una parte la libertà per i popoli oppressi e dall’altra aveva come fine ultimo quello della grande federazione fra i popoli (Mazzini parlava appunto di Patria e Umanità). L’idea della grande federazione dei popoli risale molto in là nel tempo e affonda le sue radici nel cosmopolitismo tipico dell’Illuminismo (“Per la pace perpetua” di Kant è un ottimo esempio), nell’idea della comunità cristiana medievale, nel sogno dantesco dell’Impero universale.

I movimenti nazionalisti a cavallo tra XIX e XX secolo e i fascismi non avevano più nulla di tutto questo (suggerisco a tal proposito G. Mosse “l’Uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste”). Il loro nazionalismo non patrocinava più la libertà per tutti i popoli, ma era intriso di militarismo e di razzismo e propugnava la superiorità di un popolo su un altro. Questa mutazione genetica del concetto di nazione e di nazionalismo ha portato solamente a due guerre mondiale e a un genocidio.

Oggi più che mai sarebbe il caso di riscoprire il genuino concetto di nazione che può benissimo essere declinato come patriottismo e come amore per la patria. Non è per me una contraddizione sentirsi patrioti al giorno d’oggi e non lo deve essere proprio per chi è di sinistra. Dovremmo forse lasciare che Mazzini che per primo parlò di nazione cada nel dimenticatoio? Dovremmo forse lasciare alla destra l’idea di patria? Dovremmo forse addirittura far passare Mazzini per un precursore dello sciovinismo e magari pure del fascismo solo perché parlava di patria? No. Al nazionalismo razzista e xenofobo della destra dovremmo essere in grado di rispondere con il patriottismo dei popoli liberi e fratelli.

Il processo di integrazione europeo ha ridimensionato di molto quel nazionalismo e benché questo ogni tanto provi a rialzare la testa (le recenti elezioni europee ne sono un esempio), dobbiamo essere coscienti che proprio tale minaccia deve esserci da sprono per raggiungere quell’obiettivo tanto ambito nei secoli passati: creare finalmente quella comunità di popoli liberi e fratelli. Non è per me ancora una contraddizione affermare che si possa essere patrioti e anche convinti federalisti europei. Cicerone parlava di due patrie, la patria di nascita e quella di appartenenza (nel suo caso la natia Tuscolo e Roma). Possiamo benissimo onorare al contempo la nostra patria natale così come possiamo benissimo sentirci parte, proprio in virtù del fatto che la storia della nostra patria ha contribuito a costruire la storia di una patria più grande, della patria europea.

Nel costruire la futura patria europea non potremo che tenere a mente la massima di Mazzini: “la patria è la casa dell’uomo, non dello schiavo”. Il patriottismo ci rende liberi uomini coscienti dei nostri diritti e doveri di cittadini. Il nazionalismo invece non può che renderci schiavi delle aberrazioni e delle paure che in passato ci hanno condotto alla rovina.

Tornando all’incendio della Narodni dom, si può perfettamente capire come quello sconsiderato gesto, spinto da un errato concetto di difesa della patria, non abbia portato ad altro che a continue sofferenze e odi reciproci fra popoli che avevano saputo trovare il modo di convivere pacificamente. Quindi non posso che affermare che nel riscoprire e patrocinare il concetto di patria e di patriottismo dovremmo tenere sempre a mente la massima kantiana per cui:”l’uomo va sempre visto come un fine e non mai solo come un mezzo”.

Scritto da Niccolò Camponi

Niccolò Camponi

25 anni, studente di storia all’Università Roma Tre. Romano di nascita, ma triestino e mitteleuropeo d’adozione, spera nel fatidico giorno in cui nasceranno gli Stati Uniti d’Europa.