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Colpevole o Innocente? La fine del garantismo.

Colpevole o Innocente? La fine del garantismo.

“È lui l’assassino di Yara” titolava oggi La Repubblica. Un comunicato stampa, tanto basta ad essere condannato. Il ministro dell’interno Angelino Alfano non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione: dare in pasto all’opinione pubblica l’assassino, il mostro.

Si perché “l’opinione pubblica aveva il diritto di sapere e ha saputo”. Ma sapere cosa? Sapere chi è l’assassino? Non proprio, al momento non c’è nessun assassino, ma solo un sospettato in stato di fermo, peraltro ancora da convalidare. Tra il sondaggio sul calciatore più sexy di #Brasile2014 e i consigli ai maturandi, ecco il mostro. È partita la corsa al profilo Facebook, e le foto sono diventate di dominio pubblico, anche quelle con le figlie, ovviamente con il viso oscurato. Non è rilevante che non ci sia una condanna, che si tratti solo di un fermo, per tutti è l’assassino, la stampa ha deciso, il tribunale del popolo ha deliberato.

 

Se il sospettato verrà rinviato a giudizio, potrà difendersi in Tribunale, di fronte a un giudice terzo e imparziale, mentre lo Stato cercherà di dimostrarne la colpevolezza. Funziona così, il luogo in cui si stabilisce la colpevolezza o meno di un imputato è il processo, non i giornali o i sondaggi improvvisati.

Non spetta alla stampa, ai giornali, alla TV, accertare la colpevolezza di una persona e non rientra certamente nel diritto-dovere di informare dare in pasto all’opinione pubblica un uomo e la sua famiglia, bambini compresi, pur di avere un click, un articolo letto, un commento al post su Facebook, in più. Sono tutti sotto processo: la famiglia, i figli, la moglie, la madre. Dichiarazioni riportate per sentito dire, titoli e virgolettati che sembrano essere il frutto del gioco del telefono, più che di affermazioni reali. Citofonare a casa della vittima, rincorrere i vicini, pubblicare le foto delle figlie del sospetto, tutto è lecito in nome del diritto d’informare.

Insieme al condizionale nei titoli se n’è andata la presunzione di innocenza. Con buona pace del garantismo, fondamento dello stato di diritto, inteso quale limite all’abuso e all’arbitrio del potere da parte dello Stato, per mezzo di garanzie giuridiche e politiche volte a tutelare i diritti e le libertà fondamentali. Garanzie, quali il diritto alla difesa e al giusto processo, che non sono pure formalità, ma l’essenza stressa della giustizia, perché è questa che si cerca nelle Aule di Tribunale e non la vendetta per le vittime o la loro famiglia, tanto meno quella dell’opinione pubblica. Ecco, non sarebbe male se i Media si preoccupassero un po’ di più del loro dovere di informare, il famoso art. 21 della Costituzione, e un po’ meno del “dopo aver letto quest’articolo mi sento.. ”, di stuzzicare le peggiori pulsioni della folla.

Scritto da Francesca Segni

Francesca Segni

20 anni. Studio Giurisprudenza a Roma Tre, referendaria quando capita, per lo più milito nel PD.