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Carlo Alberto Dalla Chiesa. L’uomo che difese lo Stato oltre lo Stato.

Carlo Alberto Dalla Chiesa. L’uomo che difese lo Stato oltre lo Stato.

“L’Arma dei Carabinieri celebra oggi il bicentenario della fondazione, un lungo e glorioso percorso che si identifica con la storia d’Italia, dagli albori del Risorgimento alle battaglie per l’indipendenza e per l’unità, dalle tragedie dei due conflitti mondiali alla Guerra di Liberazione e alla nascita della Repubblica”.

E’ il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a commemorare così i duecento anni dell’Arma dei Carabinieri festeggiato a Roma appena pochi giorni fa, in Piazza di Siena alla presenza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e del Ministro alla Difesa Roberta Pinotti.

Duecento anni di servizio alla Nazione, di storia che si incastra con quella dell’Italia libera e repubblicana.

L’azione dei carabinieri “a tutela dei valori fondanti della Nazione e, nei tempi a noi più vicini, in ferma difesa delle istituzioni democratiche dall’attacco del terrorismo.”

È sempre il Presidente Napolitano che si rivolge all’Arma intera. Tutte parole che possono essere racchiuse in una sola esistenza. Quella del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa.

Un uomo che entra nell’Arma alla fine della Seconda Guerra Mondiale, affianca i partigiani e diventa protagonista dell’Italia del dopoguerra nella lotta al fenomeno mafioso e terroristico.

Sono gli anni del dopoguerra, delle bande mafiose e delle lotte tra i possidenti e i braccianti. Ancora giovane il Capitano Dalla Chiesa viene inviato in Sicilia e si trova così a indagare sulla morte del sindacalista Placido Rizzotto. È proprio grazie al Capitano che verrà riconosciuta come omicidio la morte del giovane sindacalista per mano di Luciano Liggio, uno dei capi mandamento della mafia corleonese degli anni ’50. A Rizzotto succederà Pio La Torre. Dalla Chiesa intanto verrà trasferito dalla Sicilia al Nord per le indagini riguardanti le Brigate Rosse. L’isola gli rimarrà nel cuore. Tornerà proprio negli anni della grande guerra di mafia, della “nuova generazione” mafiosa con Riina e Provenzano che per ascendere al trono del potere determineranno un numero di morti senza tregua.

Nascendo in Sicilia, il sangue che scorre nelle vene è un sangue particolare. Non è solo sangue isolano tipico degli uomini delle terre galleggianti. È qualcosa di più profondo. Una cosa che ha a che fare con il respiro. All’aria che è vitale e necessaria. Quell’aria spesso resa calda e irrespirabile non solo dall’estate rovente. L’aveva respirata anche lui, il Generale dalla Chiesa, per questo tornato nel 1982 ha cercato di renderla pulita. Un soffio di zefiro in un cuore di ferro. Il popolo, la gente onesta, il motore della sua azione quotidiana, le persone che lui aveva imparato a conoscere e da cui voleva farsi conoscere gli riconobbe il merito di aver amato il suo lavoro e di aver servito quella terra proprio nel giorno dei funerali. La folla di fronte al feretro colpì con monetine i politici presenti salvando dalla ferocia delle accuse di aver abbandonato il Generale e l’isola intera solo il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini.

Sulla bara del Generale il tricolore, il fioretto e il berretto dell’Arma. Le corone di fiori inviate dalla Regione Sicilia furono per volere della famiglia rimosse. Il generale inviato infatti in Sicilia per combattere la guerra di mafia aveva richiesto mezzi e misure speciali. Mezzi che essendo la Sicilia a Statuto Speciale sarebbero dovuti essere concessi dall’Assemblea Regionale dell’Isola. Mezzi che non arrivarono mai. Erano i tempi “della mafia non esiste” per qualcuno che invece di mafia viveva. Era il momento della mafia dentro lo Stato. Era lo Stato contro “lo Stato”. Era la coda marcia della Nazione che Dalla Chiesa voleva mozzare. Era il marcio, la macchia nella sua idea di Nazione. Di Patria per la quale aveva lottato.

Dopo alcuni giorni la mafia fece recapitare al giornale “la Sicilia” il messaggio secondo cui “l’operazione Carlo Alberto era conclusa”.

Giovanni Falcone diceva che la mafia è un fenomeno umano e come tale avrà una fine. L’operazione Carlo Alberto ha continuato a camminare con altre gambe e a guardare con altri occhi.

Non concludendosi mai.

Scritto da Marianna Lo Pizzo

Marianna Lo Pizzo

nata in Sicilia nel 1982, vivo a Palermo dove lavoro. Scrivo su un mio blog. Ho collaborato con Qdrmagazine, Ateniesi, Donne Europa e Madoniepress. Iscritta al Partito Democratico dalla sua nascita. Militante. Patriota.