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Capire il discorso di Matteo Renzi

Capire il discorso di Matteo Renzi

Matteo Renzi ha tenuto ieri, 2 luglio 2014, il suo discorso di insediamento come presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea di fronte al parlamento europeo. Un discorso, quello del Presidente del Consiglio italiano, che si rivolge principalmente ai cittadini europei ancora prima che ai parlamentari ed agli altri capi di governo.

Può non piacere e può sembrare irrituale come fu irrituale il modo in cui davanti al Senato italiano chiese la prima fiducia per il suo governo eppure questa irritualità sta diventando metodo, improvvisazione che supera il canone. Un jazz politico, fatto di fraseggi ricorrenti e ritmi, o tweet, che entrano nella testa e prevedibilmente criticati da chi ha, comprensibilmente, vissuto la politica come dottrina basata su regole per iniziati.

 

Renzi impone ai parlamentari, molti di loro al primo mandato, di farsi carico di un dovere politico, progettuale ed identitario, ne ribadisce la funzione rappresentativa e di costruzione di senso e prospettiva che ogni parlamentare svolge. Non solo rappresentare i cittadini nel parlamento ma di rappresentare il parlamento ai cittadini.  E’ proprio la costruzione del “senso” europeo che il Presidente del Consiglio affida agli europarlamentari, un obiettivo non stringente in termini normativi ma fondamentale in termini di consenso democratico.

“membri del parlamento europeo, avete una grande responsabilità, riportare fiducia e speranza nelle istituzioni europee” (corsivo dell’autore ndr).

L’Europa deve tornare, nelle parole del presidente del consiglio italiano, ad essere il luogo non solo dove si cercano risorse ma dove si costruiscono ambizioni e si coltiva la sicurezza. Fiducia e Speranza, sono due concetti intangibili ma insostituibili nel gioco democratico. Il sociologo tedesco Niklas Luhmann nei suoi studi descrive la fiducia come strumento per la riduzione delle complessità del nostro mondo. Complessità particolarmente forte nell’idea che ognuno di noi ha coltivato nei confronti delle istituzioni europee, complessità che ha dato vita all’idea di un apparato burocratico e governato principalmente dalla tecnica e non dalla politica.

Tale deve essere la discontinuità con il passato per affermare questo concetto che l’Italia propone non una tabula rasa ma un cambio di capitolo.

“Non ci interessa giudicare il passato ma iniziare il futuro”.

Troppo pesante, troppo complesso, troppo autoassolutorio sarebbe impegnare la politica in una gara con il passato, la tensione deve svolgersi tra il presente ed il futuro.

All’economia dell’esistente non risponde con intuizioni finanziarie ma spostando la dialettica sul piano politico, “l’arte del possibile” come la chiamava Bismarck.

Di fronte al recupero della missione della politica per l’Europa, Renzi sottolinea un’agenda minima costruita intorno alla comprensione della propria identità sia questa geopolitica (frontiere, prossimità ad Ucraina e Russia) sia valoriale (l’occidente come spazio del diritto e delle possibilità, l’Europa e la sua weltanschauung come bussola internazionale).

Quest’agenda minima è rappresentata da Telemaco, probabilmente nell’accezione di Massimo Recalcati che nel suo libro “il complesso di Telemaco” costruisce una via di fuga alla, forse, ormai sterile contrapposizione freudiana tra Narciso, il figlio che non evolve, ed Edipo, il figlio che distrugge il padre.

Il discorso di Renzi privilegia questa approccio alla politica, la sua è una guida emotiva rivolta a chi lo ascolta e accessibile a chi non ha gli strumenti degli esperti, il suo è un discorso ripetibile nei luoghi “comuni” e che ha la possibilità  di basare la forza di questo semestre nella riscoperta del primato della politica come mezzo per riconoscere gli obiettivi da realizzare in termini vasti, di “frontiera”.

 

Scritto da Gabriele De Giorgi

Gabriele De Giorgi

Patriota per vocazione, ha iniziato la sua attività politica nella campagna elettorale del 2001 per l’Ulivo. Ha lavorato con diversi parlamentari del Partito Democratico nella XVI legislatura. Nel 2009 ha assunto l’incarico di responsabile dell’organizzazione nazionale del comitato per i Referendum elettorali. Ha collaborato alle campagne nazionali di Matteo Renzi. Oggi impegnato nello staff del Sottosegretario agli Interni Domenico Manzione.