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2089. Due versioni sulla fine della storia

2089. Due versioni sulla fine della storia

Le Antille sono affondate. Degli arcipelaghi polinesiani non c’è più traccia. Le alghe avvolgono i palazzi veneziani. E le case coloniali dell’Avana non brillano più, vivaci, sotto quel sole che ora è così rovente da incenerire la pelle.

La temperatura è salita, è salita troppo, e miglia e miglia di coste ora giacciono sott’acqua. Gli abitanti delle isole hanno ottenuto solo qualche enorme, vecchia nave in rovina, sulla quale vagano, come anime dannate, respinti da chiunque, perché non c’è più abbastanza lavoro, a volte nemmeno abbastanza pane.

Il lavoro. Europa e America sono già alla quarta crisi economica del secolo, ma ben più gravi e inattese sono le due che hanno colpito la Cina, l’India, l’Africa. Ogni crisi ha bruciato il posto e i risparmi dei poveri, sempre più, fino all’osso. Si aggiunga che ormai sono gli androidi, efficienti e a basso prezzo, a pulire le case dei ricchi e a raccogliere i pomodori. È la realtà virtuale a offrire loro il piacere del sesso, con chi vogliono e quando vogliono. Per milioni di poveri non c’è più alcun
mezzo, né onesto né disonesto, per guadagnarsi da vivere.

Tremendi, silenziosi, i deserti avanzavano, i fiumi rinsecchivano, l’acqua dolce si esauriva, prosciugata o sprecata. La guerra dell’acqua era inevitabile, ed è iniziata con le masse assetate del Medio Oriente che, pronte a tutto pur di non morire, dilagano nelle pianure della Russia e dell’India.
Ogni persona, finanche la più umile, si era lasciata sedurre dal materialismo, per decenni. Ma la materia ha tradito, e lo spirito ribolle, erompe, travolge. Tra gli sciiti è apparso il Mahdi, che promette loro una terra non più di latte e miele, ma di semplice acqua dolce. Ma il sinodo dei Rajah, offrendo un allaccio all’acquedotto e qualche rupia, scatena orde di indiani disperati contro il carismatico profeta.

I vecchi oligarchi russi se la sono cavata più a buon mercato: terra bruciata con le armi atomiche. Una popolazione, una cultura, una religione millenaria rischiano di sparire tra la sete e le esplosioni nucleari. E i cinesi? Sempre più numerosi e longevi, già che si vive fino a 110 anni, quando saranno costretti a conquistarsi con la violenza le sorgenti degli altri?

Se solo il Progetto Fusione fosse andato in porto! I migliori ricercatori di ogni paese vi si affannavano. Ma sono stati loro stessi a farlo saltare in aria, vanificando un secolo di sforzi. Forse temevano che ogni grande potenza stesse tramando per sequestrare il Progetto, con un colpo di mano, per rivendere a peso d’oro, o forse ormai a peso d’acqua, la nuova preziosa energia.
Vedere l’alba un tempo era scontato, era ovvio, non si badava a quelle timide luci, si era tutti assorti nei propri affari o nel proprio lavoro. Adesso ogni alba potrebbe essere l’ultima. Ogni volta che scorge quelle luci, l’umanità sospira.

E ora immagina un’era di pace, di prosperità, dove le guerre e la miseria siano state debellate. Dove, sull’esempio della Federazione Europea, sono nate quella Bolivariana, quella Arabo-persiana, quella Africana. Un sano equilibrio regna tra le otto immense democrazie continentali. Nessuna può prevaricare l’altra, nessuna può soccombere. Sant’Agostino e Kant ne sarebbero entusiasti.

I computer quantistici, che hanno congelato per sempre il gioco arrogante della borsa e della finanza, impediscono ormai qualsiasi brusco rovescio economico. Tutti sono benestanti.
Per vent’anni, la controversia sulla carta ha dominato la scena politica. Chi voleva mantenerla in uso veniva chiamato “assassino degli alberi” e “nemico della natura”, era considerato un mostro o un ignorante. Che bisogno c’era più della carta, ora che c’erano le nuove tecnologie? Con la sua abolizione, e con la connessione diretta del sistema nervoso a Internet, l’uomo ha disimparato a scrivere e a tenere le cose a memoria. Così l’arte e la creatività si sono estinte. Nessuno ha più abilità mentali sufficienti per diventare un romanziere, un attore, un musicista. Gli androidi, oltre a popolare le fabbriche e i campi, sostituiscono sempre più spesso lo psicologo, il giudice, l’infermiere.

Terminate le sue tre o quattro ore di lavoro, l’essere umano, che probabilmente ha già ottanta o novanta anni, si trova davanti una voragine di tempo libero e poche abilità per riempirlo. La voragine diventa di paralisi e di noia. I costumi sessuali più bizzarri, dalla poligamia al matrimonio con androidi, animali e piante, sono onnipresenti e santificati dalla legge come libertà inviolabili dell’individuo.

Mentre la civiltà umana si smarrisce in un lungo sbadiglio, qualcuno continua a far crescere alberi nel suo bosco privato e a mantenere una cartiera personale. Le università di Oxford e Cambridge, per esempio. Ma anche la Chiesa cattolica ortodossa, che ha ripreso slancio e coraggio dopo la Grande Riconciliazione d’Oriente del 2054. Insieme, università e Chiesa hanno costruito un’astronave, abitabile come una piccola città, con dati informatici su tutto ciò che l’uomo ha scoperto e creato sulla Terra e un ambiente adatto alla vita di alcuni animali. Presto la missione partirà, alla ricerca di nuovi pianeti con nuove forme di vita, per dare una scossa alla storia e farla proseguire. La nave deve essere comoda e perfetta in ogni minimo dettaglio: si prevede che il viaggio durerà dai mille ai diecimila anni.

Scritto da Emanuele Pinelli

Emanuele Pinelli

Nato nel dicembre ’89, poco dopo il crollo del Muro, studia Filosofia e nel 2013 approda al Dottorato presso l’Università di Pisa. Musicista, cantautore, conduttore di programmi radio sulle avanguardie, è da anni un sincero mazziniano.