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2 Giugno: la parata delle istituzioni repubblicane

2 Giugno: la parata delle istituzioni repubblicane

Puntuale come ogni anno, arrivano le lamentele per i costi della parata delle Forze Armate a Roma per la festa del 2 Giugno. Ogni lamentela sull’uso e l’impiego di soldi e personale pubblici è sacrosanta, questo va detto subito come premessa. In quanto cittadini abbiamo il diritto di dire la nostra sulla spesa pubblica, lo stesso Parlamento nasce in Inghilterra per parlare di tasse e dunque di spesa (tra l’altro per il mantenimento di un esercito di guerra…), quindi non vogliamo liquidare la questione con disprezzo. Tuttavia prima di chiederci se questi soldi (meno di due milioni di euro) sono spesi male o bene, è  importante capire qualcosa al riguardo di questa festa, così simile, almeno nelle intenzioni, al 4 luglio americano o al 14 luglio francese, eventi ai quali i militari partecipano come servitori di quei valori.

Una questione di simboli

Il 2 giugno è figlio del 25 aprile, è figlio cioè della lotta partigiana contro l’invasore tedesco e contro l’ideologia fascista. Ma il 2 giugno è anche il momento corale di nascita dell’Italia repubblicana perché è il primo voto libero dell’Italia post-fascista. Allora cosa ci impedisce di celebrare questa festa nello stesso modo delle nazioni sopracitate? Un insieme di elementi, il principale dei quali è la sfiducia che a sinistra – specie nel primo ventennio postbellico – albergava nei confronti dello Stato. A questo si aggiungeva (e si aggiunge) la giustapposizione di questo momento col 25 Aprile, trasformato (erroneamente) in una festa delle sinistre e non in una festa di tutti. La festa della Repubblica tuttavia è parte necessaria della simbologia di una nazione che voglia essere coesa, questo perché – come ebbe a dire l’ex ministro della Difesa Arturo Parisi – “I riti e i simboli servono per esprimere e rafforzare i valori e i principi nei quali ci riconosciamo. Sono la forma e il linguaggio col quale parlano le istituzioni, l’arredamento della casa comune”. Ma allora perché la necessità della parata?  Innanzi tutto per ancorare con forza le Forze Armate alla Repubblica. E scusate se è poco.

La lezione di Ciampi

Le FFAA sono parte delle istituzioni dell’Italia, e come ci ha dimostrato l’ex Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, dopo l’8 settembre esse hanno reagito in larga misura come difensori dell’Italia dall’occupante tedesco: «Ho ancora vivo in me – spiegava il Capo dello Stato – il senso di sbigottimento e di sdegno nel vedere un esercito allo sbando per mancanza di ordini. Fu da quel sentimento che nacque in ciascuno di noi il desiderio, il bisogno di reagire, di operare per ridare dignità a noi stessi, alla nostra Patria. Oggi, a distanza di 60 anni, possiamo ripercorrere quei giorni con memoria decantata. La memoria comune è il fondamento della nazione». Il presidente Ciampi ha parlato ancora di quel «desiderio della maggior parte dei militari di tenere fede al giuramento, nelle circostanze imprevedibili in cui ciascuno si trovò a decidere» che portò 414 soldati dei granatieri di Sardegna e dei lancieri di Montebello a perdere la vita, insieme con molti civili italiani, nella difesa di Roma dall’occupazione tedesca. «la guerra di Liberazione – ha proseguito il Capo dello Stato – venne condotta dalle forze armate italiane e dalle formazioni partigiane con eccezionale impegno. questo impegno deve essere ricordato non solo per la riconoscenza che dobbiamo a chi è caduto, ma anche perché fu il riscatto di un popolo, segnò l’inizio di un percorso di rifondazione civile e istituzionale dello stato, conclusosi con la nascita della Repubblica e con la Costituzione, che ha proclamato l’Italia ‘una e indivisibile’ nella libertà e nella democrazia».

Scritto da Lucandrea Massaro

Lucandrea Massaro

Classe 1980, studi in Storia e Scienze delle Religioni a Roma Tre. Giornalista professionista dal 2010, ha collaborato con Radio Rai per diversi anni. Democratico e maggioritarista ha collaborato col Comitato referendario contro il Porcellum. Ha scritto di politica su: Europa, Gazebos, Qdr e Ateniesi. Sogna un bipartitismo all’americana anche per l’Italia.